La chiusura degli Sprar lascerà soli i sindaci italiani

Focus

Ridurre le risorse agli Sprar non ferma le migrazioni, ma lascia a se stessi e senza risorse i sindaci di tanti comuni italiani

Aspettavamo braccia, sono arrivati uomini e donne e bambini. Così qualche anno fa uno slogan diffuso segnalava la complessità del fenomeno migratorio e invitava a dare il giusto valore e la dovuta attenzione alle questioni relative alla presenza sul territorio di persone arrivate da paesi terzi per molte vie e per i motivi più diversi. Ancora oggi, e nonostante una propaganda ossessiva e permanente, abbiamo di fronte non solo la questione del controllo delle frontiere e del governo dei flussi migratori, ma anche, e soprattutto, un problema di gestione ed organizzazione della presenza dei migranti, e in particolare dei rifugiati e dei richiedenti asilo, sul territorio.
E’ proprio qui – nei territori, nelle contrade, nelle vie e nei quartieri dei nostri comuni – che si gioca la sfida posta dalla presenza dei migranti. E’ qui che serve la politica: non quella abituata ad urlare slogan, ma quella alta, vera, che con fatica e passione costruisce e propone un modello di società in cui vivere e da consegnare al futuro. E la politica può e deve scegliere: se lasciare che degrado chiami degrado e che pertanto i migranti vadano a collocarsi senza regole nelle zone più degradate delle città, affidandosi non alla mano (forse) invisibile del mercato, ma a quella visibilissima dei mercanti, o se governare, nell’interesse dei cittadini e della loro stessa sicurezza, l’integrazione sostenibile e ordinata dei migranti nel tessuto urbano di una comunità.
Il Partito Democratico ha scelto, e da tempo, di sostenere ed incentivare la partecipazione dei comuni, delle organizzazioni sociali e delle associazioni di volontariato alla rete degli Sprar, perché la sicurezza concreta e quotidiana dei cittadini e delle comunità passa attraverso la coesione sociale e questa non può darsi senza l’integrazione dei migranti nelle diverse realtà territoriali secondo modelli sostenibili, ordinati e soprattutto governati. Contro questo modello, fatto proprio da una miriade di sindaci in tutte le regioni italiane affiancati da tutto un universo di organizzazioni collettive e di volontariato, opera ora il Governo con il decreto sicurezza tagliando radicalmente le risorse a disposizione per la realizzazione dei progetti relativi agli Sprar.
Le conseguenze sono facilmente intuibili: il taglio delle risorse non può che determinare seri problemi di gestione di progetti complessi, che i sindaci – sia chiaro – da nord a sud hanno messo in campo nell’interesse primario dei cittadini italiani ad una maggiore sicurezza urbana, nonché il conseguente taglio dei posti di lavoro dei soggetti direttamente o indirettamente interessati alle attività degli Sprar. Chiudere l’esperienza degli Sprar, strangolarla con il taglio dei finanziamenti, significa lasciare i sindaci soli e senza risorse nella loro azione quotidiana di gestione della presenza immigrata. Qualcuno lo dica al Ministro Salvini.

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