La commedia di Casaleggio e la sostanza della crisi M5s

Focus

Fico, Di Battista e Di Maio sono tre attori di una stessa commedia

Fico, Di Battista e Di Maio sono tre attori di una stessa commedia. Quella che si svolge dentro le stanze della Casaleggio Associati per tentare di rispondere alla crisi verticale di consensi e ruolo politico che sta travolgendo il partito-azienda Cinque Stelle. Una commedia dagli inevitabili toni grotteschi: da una parte Di Battista che passa dalle interminabili vacanze in America Latina alla più ragionevole ricerca di “un’entrata sicura” nella forma di un incarico ministeriale, dall’altra Fico che propone soluzioni innovative e rivoluzionarie come “un momento di scambio intenso, trasparente, franco” o come “il parlarci tutti dal vivo”.

Una commedia che nasconde un conflitto di potere opaco e oligarchico, come d’altra parte è sempre accaduto in questi anni ai vertici di un’organizzazione politico-aziendale che vive di conflitti d’interessi e di totale assenza di trasparenza. Temo che chi dentro il PD coltiva l’illusione, anche in buona fede, di poter condizionare dall’esterno la dinamica di questa resa dei conti compia un errore di valutazione: il gioco grillino delle “tre statuine” (Dibba il guerrigliero, Di Maio il moderato, Fico il progressista) è sempre stato impermeabile a quanto accadeva al di fuori del partito-azienda e concentrato solo sull’obiettivo della massimizzazione del potere, a cui era e rimane funzionale la criminalizzazione del Partito democratico in qualunque sua stagione.

Ma non è affatto peregrino interrogarsi su come il PD possa e debba agire politicamente verso tutto quello che si muove al di fuori della “commedia di Palazzo Casaleggio” e dentro il mondo reale dei sempre più numerosi ex elettori Cinque Stelle, e dunque nei confronti dell’emorragia di voti e peso politico che da M5s proseguirà senza ragionevoli interruzioni nei prossimi mesi (perché niente fa pensare che Di Maio riesca a tagliare il filo disperato che lo tiene ancorato a Salvini, né che s’inverta la strada che ha rivelato l’inconsistenza di governo dei Cinque Stelle né dunque che gli elettori tornino a credere in massa al bluff grillino).

Interrogarsi su come intercettare quei voti in uscita (almeno per quella parte che non andrà a destra) anche con un’agenda di policies coerente con quanto abbiamo realizzato e con quanto abbiamo in animo di realizzare per l’Italia di domani, domandarsi come smontare con maggiore efficacia l’inganno costruito da Casaleggio, lavorare per accelerare la crisi verticale dei vertici M5s: questo e altro appare non solo possibile ma necessario per un PD che aspiri a rilanciare la propria vocazione maggioritaria e dunque a costruire le condizioni per un vero e solido bipolarismo destra/sinistra (che ad oggi appare ancora un’ambizione piuttosto che un dato di realtà).

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