Alitalia senza rotta. Il governo non sa che fare

Focus

Il destino della compagnia di bandiera è per l’ennesima volta appeso a un filo. Pesano le divisioni in ottica elettorale di Lega e Cinque Stelle, Di Maio nel pallone

A due anni dall’accesso alla amministrazione straordinaria il destino di Alitalia è ancora tutto da scrivere. Oggi potrebbe essere il giorno giusto per il rinvio dei termini per la presentazione delle offerte vincolanti scaduti due giorni fa. Attualmente si ragiona solo su possibili scenari.

La navigazione (consentiteci la divagazione marinara) è a vista. Anche e soprattutto per colpa del governo Conte, imbrigliato in una infinita disputa elettorale tra Lega e Cinque Stelle in vista delle Europee. Ma i nodi stanno arrivando al pettine. Oltre al rinvio – da valutare se in forma mini o se con una proroga che vada oltre le elezioni – sul piatto c’è la chiusura dei termini e la messa in liquidazione della società. Una delle poche certezze è che in due anni non è stata trovata una soluzione.

La scadenza, inizialmente fissata per martedì 30 aprile (già frutto di una proroga), non è stata rispettata. A chiedere la proroga è stata Ferrovie dello Stato, che, nelle intenzioni del ministero del lavoro, avrebbe dovuto assemblare la “newco” che avrebbe dovuto formulare l’offerta d’acquisto. La formazione della società si è infatti fermata al 60% del capitale previsto (30% Fs, 15% ciascuno Delta Airlines e Mef).

Del resto le Fs avevano già indicato il 31 maggio nella richiesta di proroga presentata il 29 marzo (quando il termine scadeva il 31 marzo), ma i commissari hanno limitato l’estensione al 30 aprile. Su Alitalia rimane l’incertezza, nonostante si ostenti sicurezza: “In queste ore e in questi giorni stiamo valutando altre offerte rispetto al blocco Fs-Delta-Mef” aveva rassicurato il ministro Luigi Di Maio: “Non ci sono notizie negative”.

La verità è che accanto alle ferrovie, ci deve essere un partner di peso. Oltre a Delta, citata da Di Maio, molti guardano ad Atlantia, società che gestisce Autostrade e Aeroporti di Roma, che dopo la tragedia del Ponte Morandi ha pessimi rapporti con il governo (che ne aveva parlato come dei “prenditori”, criminalizzandoli per l’accaduto e annunciando la nazionalizzazione di Autostrade che, ovviamente, si è trasformata in un mucchio indistinto di deliri propagandistici). Per questo, filtra da ambienti governativi, la soluzione Atlantia sarebbe più gradita alla Lega che ai Cinque Stelle, che si sono esposti in maniera eccessiva.

Un aiuto da Lufthansa o China Eastern sono altre ipotesi emerse nelle ultime settimane, così come la possibilità di una partecipazione della famiglia Toto, già attiva in Air One e nella gestione delle autostrade abruzzesi, che però ha smentito l’interesse.

I capigruppo alla Camera e al Senato, chiedono di “fare presto, non può essere perso altro tempo: vanno tutelati gli oltre diecimila posti di lavoro”. I sindacati, preoccupati, annunciato uno sciopero martedì 21 maggiodenunciando la mancanza di “una concreta legislazione nazionale per il sostegno del settore, che contrasti il dumping contrattuale e che preveda l’applicazione del contratto del trasporto aereo e di regole chiare, a salvaguardia dell’occupazione e dei salari”. Dall’opposizione il Pd parla di “un governo senza rotta”. La proroga sarebbe la terza in sei mesi. Comunque l’ennesima sconfitta per Di Maio.

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