La deriva della politica e la responsabilità dei servitori dello Stato

Focus

La tutela di valori e principi democratici di un Paese passa anche dai no detti in nome della legge morale e delle norme scritte

È in atto in Italia una pericolosa deriva di abdicazione alle proprie responsabilità istituzionali, di assuefazione a continui smottamenti dello Stato di diritto e di accettazione troppo passiva di ordini e disposizioni di questo o quel ministro, in particolare dell’Interno, anche quando questi sono vistosamente in contrasto con norme nazionali, europee e internazionali.

Troppe volte è prevalsa la preoccupazione di adeguarsi senza sollevare le legittime e dovute obiezioni o richiami alle norme o alle conseguenze negative .

Così abbiamo visto prefetti, anche di grandi città, preoccupati solo di obbedire agli ordini di sgombrare CARA, campi rom o edifici occupati abusivamente, che avvertono solo la sera prima sindaci e associazioni, o che non promuovono tempestivamente conferenze di servizio con le istituzioni locali, non informano adeguatamente le famiglie interessate, tengono in insufficiente considerazione la capacità dei sistemi territoriali di attivare strumenti, risorse e misure per mettere in campo soluzioni idonee e collaborazioni larghe anche del mondo no profit.

Oppure abbiamo assistito a veri e propri falsi in atto pubblico, come i continui annunci di Salvini  a proposito di “invasione” o gli stentorei annunci di  “porti italiani chiusi” (non di sua competenza e possibili solo di fronte a gravi rischi per l’ordine pubblico o di epidemie). O ancora divieti di sbarco per naufraghi salvati in mare da ONG ( dal Caso Diciotti alla Sea Watch) fino a bollarle di  favoreggiamento della immigrazione clandestina. Quando anche nella Bossi Fini è sopravvissuta la norma umanitaria contenuta nell’articolo 12 del TU sulla Immigrazione del ‘98 per cui “non costituiscono reato le attività di soccorso e assistenza umanitaria prestate in Italia nei confronti degli stranieri in condizione di bisogno”

Troppo poco. La Marina militare, le Capitanerie di Porto, i prefetti interessati hanno contrapposto un sonoro “Signornò”, in nome dei principi e delle norme nazionali, europee e internazionali che la nostra civiltà giuridica ha elaborato. Quel “Signornò” evocato ieri nella sua intervista ad Avvenire dall’Ammiraglio De Giorgi, già Capo di Stato maggiore della Marina Militare tra il 2013 e 2016, che guido l’operazione Mare Nostrum, quando giornalmente arrivavano verso l’Italia trenta barconi, ciascuno con oltre 300 migranti a bordo

Lapidaria la sua conclusione: “Chi ha il comando deve avere il coraggio di decidere sempre e solo nel rispetto delle leggi dello Stato”.

Un coraggio che ora si sta manifestando in campo militare, di fronte al crescendo dell’uso improprio dei poteri istituzionali in questa delicata materia, anche dopo lo scontro tra Salvini e la ministra Trenta: peccato che ora il decreto sicurezza bis abbia ulteriormente ampliato le competenze degli Interni e di fatto criminalizzato chi porta in salvo naufraghi.

A questo conflitto si è aggiunto inevitabilmente uno scontro tra le forze armate. Lo dimostra la forte presa di posizione del generale Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica che, di fronte a improprie attribuzioni, ha dichiarato che la Marina Militare non è titolare di nessun ruolo né è al servizio del ministro Salvini che vorrebbe proteggere le frontiere con unità militari navali, né al servizio della ministra Trenta, che ha reso disponibile la Marina Militare per accompagnare gli sbarchi a Malta. E nel ricordare che questo controllo è appannaggio solo della Guardia costiera, ha invitato a fare ordine  auspicando anche una Guardia costiera europea.

E allorché Salvini (nell’assordante silenzio dell’umanitario Conte) in questi giorni ha imposto un salto di qualità con il blocco nel porto di Augusta di una nave militare italiana, la Gregoretti, sequestrando al contempo naufraghi e ufficiali si è levata la voce autorevole dell’Ammiraglio Pettorino che ha ricordato che salvare vite umane è “il primo compito della Guardia Costiera”.

La tutela di valori e principi democratici di un Paese, allorché non garantita dagli Esecutivi, è affidata certamente al Paroamento e in questo caso alle forze di opposizione nonché alla Magistratura, spesso alle Chiese e alle voci libere e responsabili dell’associazionismo e della cultura. Ma passa anche dalla testimonianza diretta dei servitori dello Stato, civili e militari, che dicono Signornò in nome della legge morale e delle norme scritte.

 

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