La destra scheda le scuole. Bollino rosso contro “l’ideologia gender”

Focus

A Bologna la black list degli istituti “gay friendly”. Malpezzi: no a liste di proscrizione, clima da caccia alle streghe

Classificare le scuole a seconda del tasso di “ideologia gender” che vi si insegna, con tanto di bollino rosso, giallo o verde.

Un semaforo che misura bene il clima omofobo che torna a farsi sentire con forza insieme a tutti gli altri cavalli di battaglia delle destre: dagli immigrati ai gay, dalla paura dello straniero, alla difesa della donna e della casa, all’avversione all’omosessualità. Via tutti i “diversi”. Ma diversi da chi?

Perché la verità è che il vento della propaganda nera soffia fortissimo e tra la delibera del sindaco di Pontida sui parcheggi rosa destinati solo alle donne incinte che provengono da famiglie “naturali” e di cittadinanza europea (quindi: se un’americana aspetta un figlio  da un signore di Pontida stia attenta a non posteggiare nello spazio riservato alle signore di razza leghista pura, per carità) e quest’ultima genialata del comitato “Difendiamo i nostri figli-Family Day”, con la benedizione di Forza Italia,  si può ben dire che tira una brutta aria, al limite delle leggi razziali.

E dunque, con la scusa di dividere le scuole di Bologna a seconda di quanti corsi anti- bullismo e anti-omofobia siano nel programma dei docenti si vuole arrivare a segnalare gli istituti “gay friendly”. Perché, sia chiaro, l’ideologia gender a cui fanno riferimento quelli del Family Day, semplicemente non esiste. 

Ma ecco la pregevolissima spiegazione degli autori della schedatura, che contrastano “l’idea che il genere si definisca su base culturale e non biologica ” e che dunque intravedono la minaccia nei banchi di scuola : “che  si possa liberamente decidere di essere omosessuali”. Hanno veramente detto questo. Non è uno scherzo, e poi hanno continuato, pacatamente, quelli del Family Day :”Noi non vogliamo intimidire né criminalizzare i docenti che fanno questi corsi ma ci interessa il consenso informato dei genitori, che devono poter decidere se far partecipare o meno i loro figli a certe attività”.

Le ‘certe attività’ sono la pietra dello scandalo da cui origina e parte l’ideona della classifica delle scuole con tanto di percentuale di “ideologia gender”. E quali sono queste ‘certe attività’?  Nientemeno che i corsi extracurricolari dove ai ragazzi si insegna come non diventare bulli. Che ai tutori della “famiglia naturale” deve essere sembrato un po’ come se a un ex Nar chiedessero di porgere l’altra guancia. D’altra parte parliamo di pericolosi lavaggi del cervello mascherati da progetti di educazione alla sessualità promossi dalla Regione, cose come “W l’Amore”.

C’è chi la prende con ironia, dice una preside bolognese: “La mia scuola ha preso solo il bollino giallo ed è strano perché qui applichiamo al 100% l’articolo 3 della Costituzione”.

Immediate le reazioni del Pd con la responsabile scuola Simona Malpezzi  che mette in guardia dalla faxe news più grande :”nessuno insegna l’ideologia gender, che è un’invenzione bella e buona, mentre è drammaticamente reale la lista di proscrizione delle scuole che, nel piano della loro offerta formativa, svolgono attività contro la violenza e il bullismo”.

 

 

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