La favola di Del Potro, il “gigante buono” di Tandil

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Impresa dell’argentino che elimina Federer ai quarti degli Us Open. Ora la semifinale con Nadal

Juan Martin Del Potro l’ha rifatto. Otto anni dopo la finale del 2009, ribalta ancora il pronostico e riesce ad avere la meglio, in quattro set (7-5, 3-6, 7-6, 6-4) di Roger Federer, che sembrava ormai lanciato verso l’ennesima sfida stellare in semifinale Us Open con Rafa Nadal (per molti una finale anticipata). E dopo l’impresa contro quelli che per molti è considerato il nuovo Federer – l’austriaco Dominic Thiem – l’argentino si ripete contro l’originale, giocando ancora meglio, in una cornice di pubblico straordinaria – quella del centrale Arthur Ashe di Flushing Meadows – che, come non succede quasi mai, non era esclusivamente schierata al fianco di Roger. Anzi.

Già perché Juan Martin è un giocatore che piace molto, non solo al suo pubblico. Sarà per il fatto che non ha mai detto una parola fuori posto in tutta la carriera. O forse perché è tanto bravo quando sfortunato, con una storia costellata di infortuni gravi, che l’hanno tenuto lontano dai campi per molti anni. Sarà perché, nonostante sia ancora relativamente giovane (29 anni), dà sempre l’idea di essere un tennista quasi a fine carriera.

Del Potro è un sudamericano atipico. Per caratteristiche fisiche e tecniche ricorda più un giocatore nordamericano o slavo. Alto quasi due metri, fa del servizio e del suo letale sventaglio di dritto i suoi colpi più importanti. Ma a questo unisce qualcosa di profondamente sudamericano, argentino in particolare. La capacità di soffrire, la garra che gli consente di recuperare partite già perse – come successo nei quarti di finale contro Thiem – senza mai mollare. Magari dando l’impressione di trascinarsi sul campo, come un pugile suonato, per poi esplodere un colpo di rara potenza e ribaltare storie che sembravano già scritte.

Le sue partite sono lo specchio della sua carriera. Cominciata in maniera folgorante, con la vittoria proprio degli Us Open a soli 21 anni e la prospettiva concreta di entrare stabilmente nelle prime 4-5 posizioni del ranking Atp. E invece la sua vita tennistica è stata una continua rincorsa. Contro la sorte, contro i problemi fisici, contro chi lo ha considerato – ripetutamente – un giocatore finito.

E invece, eccolo lì, il pennellone di Tandil. A giocarsi le sue chance per entrare ancora una volta nella storia. Venerdì ci sarà la semifinale contro il secondo giocatore più vincente in attività (pardon, della storia, ah che privilegio per la nostra epoca!) dopo Roger Federer: quel Rafa Nadal che (sì, anche lui) solo poco più un anno fa sembrava in procinto di appendere le scarpe al chiodo e invece si è ripreso la prima posizione del ranking mondiale e sta giocando un tennis stellare.

Il pronostico sembra, anche questa volta, sembra scontato. A Juan Martin il compito di sovvertirlo, ancora.

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