Se la fiducia nell’economia italiana comincia a vacillare

Focus

Con il sopravvento di Salvini-Di Maio nei confronti del ministro Tria si avvierebbe un’acuta fase di crisi

Gli scenari economici per il nostro Paese non sono per nulla rassicuranti. C’è un clima di incertezza (investimenti in calo e mercato dal lavoro che rischia di collassare) che potrebbe incidere non poco sulla crescita del Pil. Al di là dei dati diffusi ieri dall’Istat sull’aumento della disoccupazione – a cui oggi si aggiunge la fotografia dello Svimez che parla di una situazione sempre più preoccupante nel Mezzogiorno – la vera questione su cui riflettere è capire se e quanto inciderà la perdita di fiducia nella nostra economia, in atto ormai da qualche mese.

Già qualche giorno fa il Fondo monetario internazionale ha posto la questione: “In Italia l’incertezza sulle future politiche può rallentare la crescita”, aveva scritto nel documento preparatorio al G20.
Mentre oggi, sulle colonne del Corriere della Sera, sono due autorevoli economisti come Alberto Alesina e Francesco Giavazzi a porre il tema: “L’Italia rischia un “sudden stop”, cioè l’azzeramento dei prestiti esteri da un giorno all’altro”, avvertono i due osservatori.

Se davvero l’esecutivo gialloverde volesse andare a fondo sul piano economico e attuare il suo costosissimo programma (“deve essere chiaro che Reddito di cittadinanza, Flat tax e sono emergenze sociali” ha detto Di Maio qualche giorno fa), il tutto si tradurrebbe in maggiore spesa in deficit e più debito, con le conseguenze che ormai tutti noi conosciamo: aumento dello spread, ossia paura dei risparmiatori e dei possessori del debito italiano, che torneranno a vendere i titoli di stato nostrani per una pura logica di mercato. Perché, infatti, puntare su un Paese che rischia di sbandare sforando i conti pubblici o addirittura di schiantarsi contro un muro uscendo dall’Euro?

In settembre, ricordano infatti i due economisti parlando di “sudden stop”, si dovranno trovare 12,5 miliardi di euro per evitare che nel 2019 scatti l’aumento dell’Iva. Il reddito di cittadinanza costa 17 miliardi. Le norme introdotte dalla legge Fornero produrrà, secondo la Ragioneria generale dello Stato, un risparmio di circa 25 miliardi l’anno. La Flat tax secondo alcune recenti stime costa 50 miliardi l’anno. Per questo “non si può vivere nel mondo dei sogni dimenticando i numeri”, evidenziano i due economisti. Che poi, sottolineano, “l’idea che la flat tax risponda a un’emergenza sociale è sorprendente”.

Ad alimentare gli avvertimenti contro una politica economica sprovveduta nel rispetto dei conti pubblici insiste Carlo Cottarelli, sempre sul Corriere della Sera. “Non è aumentando il deficit che si stimola la crescita”, dice l’economista, che auspica un’Italia più attraente per gli investimenti oltre a parlare delle controindicazioni che ci sarebbero con l’aumento della spesa pubblica: “Il rapporto tra debito e Pil, dopo un’iniziale ed eventuale discesa, salirebbe ogni anno”.

Insomma, la parola chiave è sempre la stessa: fiducia. Elemento che per ora sembra tutto riposto nel ministro dell’economia Tria. Ma è chiaro che con un eventuale soppravvento del duo Salvini-Di Maio, la fiducia nei confronti dell’Italia verrebbe meno. E a quel punto, chissà, potrebbero tornare in auge le idee squisitamente antieuropeiste e sovraniste di Paolo Savona, il ministro a cui tanto non piace l’euro. Sarebbe l’inizio di un’acuta fase di crisi.

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