La generazione “Millennials” e l’arte del kintsugi

Focus

Anna Ascani presenta il libro ‘Senza maestri, storia di una generazione fragile’.

I “Millennials”, ovvero i ragazzi che hanno raggiunto la maggiore età negli anni 2000, miei coetanei, sono stati definiti in molto modo, spesso superficiali e quindi sbagliati. Se si può dire una cosa certamente vera è che sono privi di protezione ideologica.
Sono una “generazione fragile”, espressione che ho deciso di utilizzare nel sottotitolo del mio libro dedicato proprio a descrivere i giovani, interrogarli, incontrarli e provare a capire come rimettere al centro i loro talenti e le questioni che li riguardano e interessano.

Siamo venuti “dopo”: quando io sono nata, il muro di Berlino era caduto da soli due anni, quando si è sciolto il PCI ne avevo quattro e quando si è sciolta la DC ne avevo sette. Abbiamo raggiunto la maturità intellettuale e la consapevolezza politica oltre le ceneri delle ideologie del Novecento, nell’egemonia piuttosto euforica e ingenua dell’idea che la Storia sarebbe “finita” (e poi ovviamente non è finita, lasciando la sinistra totalmente impreparata e ancora intenta al suo lungo addio al Novecento).

Siamo privi di protezione sociale, perché soprattutto nel nostro paese la ristrutturazione competitiva della nostra economia è stata scaricata quasi solo sull’inasprimento del fossato che separa chi è nel sistema ed è garantito da chi non lo è (cioè i giovani). Questa situazione si è esacerbata con la crisi dei debiti sovrani: purtroppo né la riforma Fornero né le riforme dei governi del PD nella scorsa legislatura sono bastate a evitare che i miei coetanei spesso siano definiti la “generazione perduta”.

Siamo quindi esposti, fragili per definizione e ci muoviamo in un habitat disorientante: le rivoluzioni tecnologiche sono sempre più veloci, tanto che l’obsolescenza della formazione persino universitaria sopraggiunge in tempi molto più rapidi (una manciata di anni) rispetto a qualche decennio fa; scambiamo informazioni alla velocità della luce nello “sciame digitale”, come lo definisce il filosofo Byung-chul Han, ma facciamo sempre più fatica a distinguere, per esempio, ciò che è vero da ciò che è falso, oppure rischiamo di perdere per strada la capacità di rallentare e concentrarci sulla comprensione di un semplice testo (come dimostrano i risultati estremamente preoccupanti dei test INVALSI sulle scuole italiane).

E quindi cosa facciamo? Come possiamo prendere il nostro posto nella storia del paese e dell’Europa?

L’idea che ho cercato di proporre consiste nel ribaltare il punto di vista: per spiegarmi, ho preso a prestito l’immagine del kintsugi. Nella cultura giapponese, si tratta dell’arte di riparare (di solito, con l’oro) le linee di frattura degli oggetti. Le cicatrici, le rotture non vengono nascoste, bensì viene dato loro il valore più grande: la decorazione con l’oro.

Allo stesso modo, credo che la nostra fragilità possa tramutarsi in una grande forza. Una generazione fragile e spezzata conosce probabilmente meglio dei predecessori il valore della libertà, della responsabilità individuale, della solidarietà, dell’impegno. All’onore delle cronache mondiali, stanno salendo alcuni esempi (penso per esempio alle marce per il clima) del senso d’impegno di una generazione nuova, non più “post”, ma semplicemente se stessa. Per il mio libro, ho scelto alcune storie individuali che mai avranno una platea mondiale e proprio per questo mi è piaciuto di raccontarle: si tratta di ragazze e ragazzi normali, che faticano ogni giorno per coronare il proprio sogno professionale (l’insegnamento, la ricerca, il giornalismo, e così via), inciampano, si rialzano, vanno avanti.

A chi come me ha temporaneamente l’onore di rappresentare il nostro paese in un’istituzione, spetta secondo me il dovere di un occhio di riguardo su questa generazione e sul futuro. A una maggiore consapevolezza delle proprie doti, che ho scelto di raccontare sotto il segno della fragilità, devono seguire organizzazione e una forma di pensiero lungo e innovativo. Non esistono più le ideologie del Novecento, ma è fondamentale non annegare nel mare del “presentismo” e imparare a navigare le magmatiche acque del nostro tempo.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli