La scommessa del governo: frenare le macchinette mangia-soldi

Focus

Il tanto atteso riordino nazionale del settore dei giochi sembra essere a un punto di svolta, ma il sottosegretario Baretta avverte: “Il rilancio da parte degli enti locali di una discussione che riparta da zero rischia di far arenare l’accordo”

L’Italia è il terzo paese nel mondo per volume di gioco d’azzardo e il primo per spesa pro capite. Il giro d’affari prodotto nel nostro paese è da brividi: nel 2016 gli italiani hanno speso nel settore 95 miliardi di euro. Una cifra record che per lo più proviene da slot machine, videolotteries, new slot, video lotteryterminals, tutti strumenti che nel corso degli anni sono aumentati in misura esponenziale. Oggi ci sono province, come L’Aquila, dove c’è una slot machine ogni 83 abitanti.

Quello del gioco d’azzardo è un mercato atipico, cresciuto in misura esponenziale nel tempo in cui la crisi fagocitava la classe media, impoverendola. E in una logica inversamente proporzionale – a tratti malinconica – negli ultimi anni è avvenuto che alla consistente contrazione dei consumi delle famiglie è coinciso un forte aumento delle spese per il gioco d’azzardo.

raccolta slotOra il governo sta per chiudere un testo sul riordino del settore dei giochi, con “un intervento fortemente razionalizzatore”, come l’ha definito in una conversazione con Unità.tv il sottosegretario al ministero dell’Economia Pier Paolo Baretta. Il provvedimento era previsto nella legge di stabilità del 2016 e potrebbe finalmente concretizzarsi in un decreto legislativo entro il 30 aprile. Ma prima si dovrà raggiungere un accordo definitivo con gli enti locali, nella Conferenza Unificata prevista per giovedì prossimo. Andiamo però con ordine.

 

Ludopatia e malaffare, i due mali del gioco

Il primo punto da evidenziare è che tale sovrabbondanza di offerta (ormai troppo capillare) spinge il giocatore a comportarsi in maniera compulsiva e frenetica, facendogli usare soldi che non può permettersi di spendere, generando sovra-indebitamenti, pignoramenti e mettendo in difficoltà i propri familiari. In altre parole una situazione in cui il gioco sconfina nella ludopatia, quella patologia che ogni anno colpisce più di 800mila persone ed è in continua crescita.

La droga da gioco d’azzardo è una piaga sociale drammatica che attraversa in modo trasversale le classi sociali e tutte le età, e che troppo spesso viene sottovalutata: ce ne accorgiamo soltanto osservando una pubblicità progresso, o quando il problema riguarda la nostra sfera sociale. Ma il dramma esiste ed è evidente che l’offerta di gioco (distribuita ormai in ogni angolo dei nostri comuni) accresce inevitabilmente il fenomeno. Lo conferma un’interessante ricerca realizzata dalla Città di Bergamo, che tanto si sta spendendo per provare ad arginare il fenomeno del gioco.

La necessità di mettere mano al sistema è ormai condivisa da tutti: dal governo agli enti locali, passando per tutte le associazioni che ruotano attorno al settore. “Negli ultimi anni c’è stata una crescita nel territorio che abbiamo ritenuto eccessiva – evidenzia Baretta nella conversazione con Unità.tv –  ora dobbiamo occuparci dell’emergenza sociale che è scoppiata. Per questo è diventato urgente e necessario ridurre la quantità di macchinette”. Ma è anche giusto farlo con equilibrio, fa notare il sottosegretario con delega ai giochi, perché eliminarle del tutto farebbe emergere molta più illegalità di quella che inevitabilmente già esiste. E qui entra in gioco il secondo aspetto negativo del settore: la criminalità organizzata che, nell’azzardo, interviene eccome. Innanzitutto nella gestione diretta, provando a entrare nelle società di gestione delle slot; e poi usando le macchinette per riciclare denaro. E ancora, non va dimenticato che il malaffare approfitta della debolezza di chi scommette per alimentare la pratica dell’usura, altra piaga sociale da estirpare.


Caos enti locali

Fino a oggi l’assenza di un quadro regolatore nazionale ha fatto in modo che ogni comune provasse ad arginare il fenomeno in maniera del tutto autonoma. Sono oltre 500 i sindaci che hanno cominciato a regolamentare la materia mediante ordinanze. Ci sono comuni che incentivano gli esercizi “slot free” e limitano il gioco in determinate fasce orarie, come il caso di Bergamo. Tentativi per provare a rendere la scelta di gioco il più consapevole possibile. Poi ci sono i casi come quello del sindaco di Minerbio che a dicembre scorso ha ritirato un’ordinanza anti slot-machine perché i concittadini si spostavano a giocare nei paesi limitrofi, che erano privi di limitazioni. In pratica incassava meno risorse senza risolvere il problema della ludopatia.

Tale confusione ha generato nel tempo una raffica di ricorsi, una sentenza ogni 5 giorni. Città che vai, regolamento che trovi. L’anno scorso, in un primo momento, il Tar a Bolzano ha ribadito la legittimità di un’ordinanza comunale sulla distanza minima delle macchinette dalle scuole; poi a Bologna, dopo due mesi, il Consiglio di Stato ha sconfessato il sindaco per lo stesso tipo di costrizione del gioco. Un trambusto totale.

Ed è chiaro che di fronte a un tale garbuglio, c’è anche chi ne approfitta per tutelare i propri interessi, come i tabaccai di Bergamo che, qualche tempo fa, hanno depositato un esposto-denuncia presso la Corte dei Conti della Lombardia contro il loro sindaco, Giorgio Gori, reo di aver approvato alcune ordinanze anti gioco d’azzardo. A detta della categoria, la riduzione del gioco avrebbe provocato un danno erariale legato a un minor introito fiscale. Come se quei soldi tolti dalle macchinette non si riversassero poi in altri consumi.


La proposta del governo per regolamentare il settore (il controllo del territorio resterà ai comuni)

Dopo il tentativo nel 2012 del piano Balduzzi, che prevedeva distanze minime delle sale da scuole, ospedali e chiese (i decreti attuativi non sono mai arrivati), adesso il tanto atteso riordino nazionale del settore sembra essere a un punto di svolta. “La nostra linea – ci spiega il sottosegretario Baretta evidenziando la parte più consistente dell’accordo che in questi giorni sta cercando di chiudere con gli enti locali – è ridurre in maniera evidente sia il numero delle slot presenti sul territorio, sia i punti gioco, che oggi sono 96mila. Nell’arco di tre anni pensiamo di arrivare sostanzialmente a dimezzarli e nell’arco di quest’anno di ridurre almeno il 30% del numero delle macchine”. Le parole chiave sono dunque riduzione dell’offerta di gioco e una distribuzione equilibrata nel territorio (-30% parco macchine e -50% punti gioco).

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La proposta dell’esecutivo è il risultato di una lunga serie di incontri, verifiche, approfondimenti, che sono avvenuti negli ultimi mesi tra governo ed enti locali. Incontri nei quali si è tenuto in considerazione anche quanto prospettato dalla Commissione antimafia e rilevato da alcuni parlamentari. In pratica il nuovo regolamento nazionale non interverrà sulle norme comunali e il controllo del territorio resterà ai sindaci, (“anche per questo siamo arrivati così vicini a un accordo”, sottolinea Baretta). La proposta del governo indica un percorso da fare assieme e non sarà affatto una museruola per gli enti locali.

Ora, il lungo percorso, iniziato con la legge di stabilità 2016 e momentaneamente interrotto a causa referendum del 4 dicembre, dopo l’ennesimo rinvio di giovedì scorso, a causa di alcune perplessità della Regione Puglia, potrebbe arrivare alla sua conclusione definitiva nei prossimi giorni.

Il sottosegretario di via XX settembre però avverte: “Abbiamo perso un’occasione e il rilancio di una discussione che riparta da zero potrebbe anche farcelo sfuggire un accordo”. Se è vero, infatti, che il governo ha sempre dichiarato di non voler fare alcun riordino senza il coinvolgimento degli enti locali, lo ha ribadito più volte Baretta, è anche vero che un ulteriore rialzo dell’asticella da parte degli enti locali, questa volta, potrebbe far arenare la trattativa.


I punti chiave dell’accordo

Come in parte accennato, è prevista la totale eliminazione, nell’arco di tre anni, delle slot machine da bar e tabacchi, la riduzione delle macchine del 30% già al 31 dicembre 2017, il dimezzamento dei punti di gioco (che saranno ridotti di circa il 50%) e la rottamazione delle attuali Awp che saranno lentamente sostituite da quelle con controllo da remoto. “Le macchine che verranno sostituite – ci spiega Baretta – restano sempre con la performance attuale, anzi ci sarà un abbassamento del volume della giocata, un abbassamento del numero delle macchine e delle performance nel rapporto diretto con il giocatore. Una delle cose che ho proposto è la drastica riduzione della puntata massima di una tipologia di macchinette, le Vlt, da 500 a 300 euro”.

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Poi, punto focale dell’intesa, c’è la classificazione delle sale da gioco in classe A e classe B. Le prime saranno sottoposte a maggiori controlli, ci sarà videosorveglianza e personale qualificato, e l’accesso nel locale sarà consentito solo dopo la completa identificazione del giocatore, attraverso il controllo del documento di identità e la tessera sanitaria, che oltretutto permetterà il funzionamento delle nuove slot.

Si fissa poi un’apertura minima delle sale (per entrambe le categorie) di 8 ore. Resta inoltre la possibilità per i sindaci di modulare gli orari per quelle di classe B che restano inoltre soggette ai distanziometri stabiliti dai regolamenti degli enti locali. Infine, un altro obiettivo della proposta è inasprire i controlli contro il gioco illegale, attribuendo competenze specifiche anche agli organi di polizia locale e prevedendo un apposito potere sanzionatorio.


I nodi che rischiano di far saltare l’intesa

Uno dei due punti di discordia riguarda però la distanza di sicurezza dalle macchinette. Alcuni enti locali la vorrebbero presente per tutti i luoghi sensibili in maniera incondizionata. “Ma è chiaro che la riduzione delle sale e delle macchinette pone la questione delle distanze in una logica diversa – fa notare Baretta –  I comuni e le regioni hanno agito finora in assenza di un quadro normativo nazionale e in presenza di 96mila punti di gioco. Se questi si dimezzano è evidente che il problema della collocazione è molto più gestibile di oggi”.

Secondo il sottosegretario, le distanze allontanerebbero il problema anziché ridurlo: “C’è un effetto deterrenza, ma dobbiamo evitare di avere una concentrazione nelle periferie urbane e nei paesi sperduti”.

In effetti quando si parla di 500 metri di distanza da molti luoghi sensibili, in alcuni casi anche dai cimiteri, si rischia di creare una zona franca che in alcuni casi farebbe sparire completamente il gioco e, invece, la cosa più urgente per il governo e per la maggior parte degli enti locali è ridurre la tentazione, non spostarla. Il ragionamento di Baretta è semplice: “O si sceglie la linea delle distanze o si sceglie la riduzione dell’offerta di gioco. La loro somma ha come effetto togliere il gioco pubblico, con il rischio del ritorno dell’illegalità e del malaffare”.

L’altro punto di discussione è la specializzazione di sale di tipo A che non sono nuove e aggiuntive in quanto il numero delle sale è regolato dalla legge: non sarà possibile aprirne di più. “Il punto è che certificandole abbiamo più controllo sulla sicurezza”, fa notare Baretta.


Le critiche di Grillo

Le polemiche che arrivano dal M5S attribuiscono alla proposta del governo uno sviluppo e un mercato dei giochi più nuovi e pericolosi che non avranno alcun tipo di limitazione. Polemiche che però vengono bollate in primo luogo dal presidente dell’Anci, Antonio De Caro, il quale afferma che chi si occupa di questi temi non la pensa affatto così, e poi dallo stesso Baretta che ci spiega come le nuove generazioni saranno controllate e avranno caratteristiche meno aggressive di quelle attuali, visto che si ridurrà la quantità di moneta giocabile (non si potranno utilizzare carte di credito) e si allungheranno i tempi delle giocate: “Francamente la critica viene da chi non ha studiato la materia e non ha letto i documenti. Mi viene il sospetto – ipotizza– che non si voglia alcun tipo di razionalizzazione, che si preferisca un quadro confuso come quello attuale. Quello che conviene alla salute dei cittadini è fare in modo che ci sia meno occasione di farsi del male, e non soltanto denunciare il fatto che ci si può far del male”.

 

La distribuzione sul territorio delle troppe slot machine

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