La guerra dei vitalizi. Renzi in pressing sul Parlamento, polemica fra i dem

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Polemiche sull’sms a Floris. Riprende quota la proposta Richetti

Sono le 21,30  di ieri sera quando Matteo Renzi irrompe via sms negli studi televisivi di via Tiburtina a Roma, dove Giovanni Floris sta conducendo una puntata di DiMartedi. Mentre il giornalista intervista il direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio sul tema “situazione del Pd”, il segretario dei Democratici prende lo smartphone e gli scrive:”Per me votare nel 2017 o nel 2018 è lo stesso. L’unica cosa è evitare che scattino i vitalizi perché sarebbe molto ingiusto verso i cittadini. Sarebbe assurdo”.
Eccolo qui, “il grillino Renzi”. Da subito è questa l’etichetta messa addosso all’ex premier che con la sua iniziativa ha scatenato scie di polemiche e più di un mal di pancia anche all’interno del suo stesso partito.
Passa la notte e i deputati si ritrovano in aula, ma non sembrano aver digerito la presa di posizione di Renzi: sono in molti ad aver vissuto l’uscita del segretario come un fulmine a ciel sereno. Eppure c’è una proposta che giace dal luglio del 2015, a prima firma Richetti il cui titolo non lascia spazio a interpretazioni in chiave elettorale:”Disposizioni in materia di abolizione dei vitalizi e nuova disciplina dei trattamenti pensionistici dei membri del Parlamento e dei consiglieri regionali”. Quindi, tanto un fulmine a ciel sereno, non è.
Fatto sta che a Montecitorio piovono giù critiche da ogni parte: prende la parola in aula il deputato di Sel, Gianni Melilla, raccogliendo applausi anche dai banchi del Pd: “I vitalizi non ci sono più dal 2012. Per la pensione ogni deputato versa mensilmente 918,28 euro. Renzi asseconda la bestia antiparlamentaristica diffondendo voci infondate”, gli fa eco il capogruppo di Fi Renato Brunetta che sfida il Pd : “Se Renzi vuole togliere i vitalizi lo faccia subito, passando dagli Uffici di Presidenza di Camera e Senato”.
La vice capogruppo del Pd Alessia Morani, firmataria della proposta Richetti, rincara la dose e scrive in un post su Fb : “Togliere i privilegi pensionistici dei parlamentari è una questione di giustizia sociale, non di demagogia. Molti miei colleghi si sono indignati per l’sms di Renzi perché ritengono sia una delegittimazione del Parlamento. Io credo, invece, che per riconquistare la fiducia dei nostri cittadini, che non nascondiamocelo è ai minimi storici, dobbiamo essere noi parlamentari a procedere con l’autoriforma del nostro sistema pensionistico”.
Il punto è infatti questo: i vitalizi così come si sono conosciuti nelle passate legislature non esistono più ma sono stati sostituiti nel 2011 dalle nuove pensioni calcolate con il metodo contributivo. “Ma bisogna fare di più – sostiene ancora Morani – non esiste alcun lavoro che duri 4 anni 6 mesi e 1 giorno e che dia diritto a una pensione di 900 euro lordi”.
Il cuore della proposta Richetti è questo: la pensione dei parlamentari sia calcolata con un sistema equivalente a quello dei lavoratori della Pubblica Amministrazione. Che tradotto significa: non più un assegno a parte ma un contributo al calcolo generale della pensione maturato durante l’arco della vita lavorativa, un ‘pezzo’ di pensione che si aggiunge al totale.
Singolare vicenda, quella dei vitalizi,  quantomeno nelle reazioni,perché non è mai stato facile vedere i 5 Stelle e parte del Pd uniti con Sel e Forza Italia, in un tutti contro Renzi.
E tra toni accesi e sfuriate, accuse di voler delegittimare i parlamentari o di fare melina e  in mezzo gli spaesamenti dovuti alla modalità giudicata irruenta del leader Pd, serpeggia una ipotesi: non è che Renzi vuole usare l’arma della legge sui vitalizi per spingere sul voto?
Il mandato al capogruppo Ettore Rosato di verificare le vie più adatte per discutere il provvedimento è stato dato e ora bisognerà vedere se il percorso sarà quello dell’aula, che potrebbe mettere in crisi la maggioranza, oppure quello dell’Ufficio di Presidenza.
Intanto è polemica anche nel Pd. “Caro Segretario, molti dei parlamentari del tuo gruppo politico, sai, quelli che hanno votato le fiducie, quelli che hanno passato giorni a studiare testi anche per trovare correttivi ad atti governativi, quelli che passano i fine settimana ad incontrare cittadini e le loro difficoltà, oggi ascoltano con delusione il tuo attacco ai ‘VITALIZI’. Segretario, per mortificare il lavoro di questi parlamentari bastano i quotidiani attacchi dei colleghi del M5S, vuoi davvero aggiungere la tua voce al coro? Così ottieni solo il risultato di dare forza alla loro propaganda, legittimare convinzioni antisistema”. Questo scrivono in una lettera al leader del Pd Matteo Renzi i parlamentari dem Roberta Agostini, Sofia Amoddio, Tamara Blazina, Paola Boldrini, Mara Carocci, Paolo Gandolfi, Giuseppe Guerini, Enzo Lattuca, Danilo Leva, Gianna Malisani, Giorgio Piccolo, Michele Ragosta, Francesco Ribaudo, Maria Grazia Rocchi, Michela Rostan, Simone Valiante, Davide Zoggia. “Riteniamo che oggi sarebbe molto più utile che tu ponessi lo stesso vigore con cui chiedi la calendarizzazione delle norme elettorali anche alla calendarizzazione di questi provvedimenti, così come di altri che incidono concretamente sulla vita dei cittadini”, concludono-
Nel frattempo è lo stesso Matteo Richetti a twittare: “Renzi lo spiega perfettamente: il vitalizio non esiste più. È un privilegio del passato: portiamo in aula mia PdL”. Chissà se la cosa non crei altre fibrillazioni nella maggioranza e nello stesso Pd.

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