La guerra di Genova e il rischio terremoto per il M5S

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Se accolto, il ricorso di Cassimatis contro l’esclusione sancirebbe che Grillo non ha poteri illimitati sul M5S. E sarebbe un effetto domino

Più che a Roma, ancora di più che a Napoli dove pure si è arrivati alle carte bollate dei tribunali. Questa volta la fragile architettura non scritta su cui si regge l’intero Movimento 5 Stelle, fra leaderismo e consuetudine, rischia di subire una spallata devastante e sarebbe una beffa clamorosa se questo accadesse proprio a Genova, in casa di Beppe Grillo. La “bomba”, infatti, è stata innescata nei giorni scorsi davanti al tribunale civile del capoluogo ligure dove l’avvocato Lorenzo Borrè ha depositato, per conto di Marika Cassimatis, un ricorso contro l’annullamento del risultato delle comunitarie cittadine che l’avevano incoronata candidata ufficiale del Movimento 5 Stelle. Una decisione presa in prima persona da Beppe Grillo e comunicata via blog con l’unica spiegazione di un sibillino «fidatevi di me».

Aldilà delle querele per diffamazione presentate da Cassimatis contro Grillo e Alessandro Di Battista, infatti, è questo il cuore del grande scontro genovese che rischia di terremotare il Movimento e la leadership del suo garante. Perché se a Napoli e Roma nei mesi scorsi era in ballo la riammissione nel Movimento di attivisti sospesi, e in entrambi i casi l’avvocato Borrè ha ottenuto un significativo successo, questa volta in discussione c’è l’autorità di Grillo stesso e il suo potere senza limiti e senza regole sul Movimento. «Credo ci siano tutti i presupposti per l’annullamento o la sospensione delle decisioni di Grillo, ma bisogna aspettare il pronunciamento della magistratura – ha commentato nei giorni scorsi Borrè – Grillo non ha i poteri di cassare l’esito delle votazioni degli attivisti sul web». Inoltre, ha spiegato, «da regolamento la decisione dell’assemblea è vincolante nei confronti del capo politico del Movimento».

Facile intuire, allora, cosa potrebbe succedere se il tribunale accogliesse il ricorso di Marika Cassimatis sancendo di fatto che il potere di Grillo sul Movimento non è e non può in nessun modo essere assoluto. Uno spiraglio in cui, in un effetto domino dagli esiti imprevedibile, si potrebbero infilare quelle centinaia di militanti espulsi o usciti volontariamente dal M5S in aperta polemica con alcune decisioni calate dall’alto.

«Nel M5S non ci sono precedenti di votazioni online annullate e rifatte, la nostra battaglia serve perché potrebbe succedere ancora – ha spiegato Cassimatis annunciando la sua iniziativa – Mi aspetto il reintegro della lista che mi ha portata a vincere le comunarie. Quel voto è stato regolare, secondo la democrazia diretta che è il principio base del Movimento. Sono 12 giorni che ho chiesto di poter vedere le carte che sarebbero alla base della decisione di Grillo. E come risposta ho ricevuto 12 giorni di silenzio». Che non si tratti di una battaglia come tante già viste da parte di esclusi o fuoriusciti dal Movimento lo dimostrano le stesse parole dell’ex candidata grillina al Comune e l’iniziativa per cui ha chiamato a raccolta i tanti scontenti fra i Cinque Stelle.

«Ringrazio tutti gli amici e i sostenitori di Genova e d’Italia che hanno già contribuito alla nostra causa, a nome anche dei candidati consiglieri della lista che ha vinto le primarie di Genova del M5s – ha scritto su Facebook – Stiamo affrontando una battaglia per la legalità e la trasparenza e ricordiamo che ogni volta che si disattende ad una regola, la si annulla. Quello che è successo a Genova potrebbe ripetersi altrove. È una battaglia di tutti. E noi ci sentiamo come Davide contro Golia, abbiamo ancora bisogno di aiuto». Per questo, per finanziare la propria battaglia legale Cassimatis ha chiesto aiuto alle donazioni degli attivisti.

Per ora, i vertici a Cinque Stelle ostentano sicurezza fingendo di non essere preoccupati per le conseguenze che un eventuale pronunciamento del tribunale a favore di Marika Cassimatis avrebbe su tutta la catena di comando e sulla vita interna del Movimento. Però sono proprio i precedenti di Napoli e Roma, e la successiva corsa alle modifiche al “Non Statutoo” e al regolamento a testimoniare, invece, che i vertici hanno piena consapevolezza del fatto che le sentenze della magistratura possono portare allo scoperto quei “bug” in – terni alla democrazia on line del Movimento che rischiano di far saltare tutto il sistema.

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