Quando la Lega cambiava le norme per ricevere il soccorso russo

Focus

Quei blitz in Parlamento cancellare il reatp do finanziamento estero. I senatori Dem Simona Malpezzi e Dario Parrini chiedono un’interrogazione sul tema

Prima o poi le cattive azioni compiute si pagano, dicevano i saggi di una volta. Ed è quello che sta accadendo oggi alla Lega alla luce dell’inchiesta sui fondi di Mosca. C’è un particolare aspetto che rafforza l’idea che Salvini abbia fatto di tutto per ricevere un soccorso economico dalla Russia, ovvero l’insistenza con la quale il Carroccio, nei mesi scorsi, ha tentato di rendere possibili le donazioni dall’estero a partiti politici.

Come potrebbe essere una forzatura accostare le due cose? Semplice, non lo è. È infatti agli atti il forte interessamento dei parlamentari della Lega per facilitare le donazioni dall’estero verso le fondazioni. Ad aprile 2019, quando diventa legge il Decreto crescita (e a proposito di crescita, mai fu usato un termine più sbagliato di questo!) all’articolo 43 comparve magicamente una deroga al divieto di finanziamento estero: “Alle fondazioni, associazioni e comitati non si applica”. Un successo ottenuto dopo mesi di battaglie (e quindi di insistenza politica). Ancor prima, infatti, nei mesi autunnali del 2018, parte l’offensiva alla legge “Spazzacorrotti” che prevedeva il reato di finanziamento estero (poi cancellato ad aprile 2019).
Nove leghisti (tra cui Bordonali e Iezzi, fedelissimi di Salvini) presentano un emendamento per tentare di sopprimere il comma. Che alla fine, però, non passa il vaglio del Parlamento. Erano guarda caso i giorni successivi all’incontro tra Savoini e i funzionari pubblici di Mosca.

I leghisti ci riproveranno mesi dopo, ad aprile, e otterranno una deroga infilando la cosa nel decreto crescita.
“Si tratta di un marchingegno che stava molto a cuore ai gruppi della Lega – irrompono in una nota i senatori Dem Simona Malpezzi e Dario Parrini, preannunciando un’interrogazione sul tema. “Perché di fatto superava i precedenti divieti previsti nello Spazzacorrotti. A questo punto il presidente del Consiglio, anche per queste strane coincidenze parlamentari, deve assolutamente informare Camera e Senato. La nostra proposta di istituire una commissione di inchiesta sul caso diventa urgente”.

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