La libertà di stampa, un valore da difendere sempre

Focus

Oggi si celebra la 26esima giornata mondiale. Il rapporto del Consiglio d’Europa punta il dito contro Di Maio

Il 3 maggio si celebra la ventiseiesima Giornata mondiale della libertà di stampa. Indetta dalle Nazioni Unite nel 1993, rappresenta l’occasione per accendere i riflettori sullo stato di salute del ‘quarto potere’ in giro per il mondo e per ricordare ai singoli Paesi l’importanza di una stampa indipendente per la salute delle democrazie.
La volontà di festeggiare questa ricorrenza proprio il 3 maggio è legata all’anniversario della Dichiarazione di Windhoek, che nel 1991 concluse, nella città namibiana, il seminario Unesco sulla Promozione di una stampa africana libera e pluralistica. La Giornata si propone di raggiungere diversi obiettivi, tra cui: celebrare i principi fondamentali della libertà di stampa e valutare lo stato della libertà di stampa in tutto il mondo. Ma anche difendere i media dagli attacchi alla loro indipendenza e rendere omaggio ai giornalisti che hanno perso la vita svolgendo il proprio dovere.
La Giornata viene celebrata anche dal Consiglio d’Europa, secondo il quale “garantire un ambiente favorevole per i media indipendenti è una sfida decisiva per tutte le democrazie”. Secondo l’organizzazione internazionale autonoma con sede a Strasburgo, è particolarmente preoccupante la diffusione di disinformazione online e l’impatto penalizzante della rivoluzione digitale sulla sostenibilità finanziaria del giornalismo di qualità e di inchiesta.
Alla vigilia della Giornata mondiale sulla libertà di stampa, il Consiglio d’Europa ha pubblicato un rapporto che elenca le principali minacce alla libertà di espressione nel 2018 e le azioni che i governi dovrebbero intraprendere per contrastarle.
A tal proposito l’organizzazione si dice preoccupata per l’aumento delle violenze e delle intimidazioni contro giornalisti e ricorda che almeno due di loro – la maltese Daphne Caruana Galizia e lo slovacco Jàn Kuciak – sono stati assassinati lo scorso anno mentre lavoravano ad inchieste su casi di corruzione e crimine organizzato.
Tra le situazioni critiche segnalate nel rapporto ci sono le condotte di Russia ed Ungheria, ma anche il governo turco che, nell’ultimo anno, ha chiuso e confiscato tre giornali e una televisione dopo il fallito colpo di Stato del 2016. Sotto la lente dell’organizzazione è finito anche il leader del Movimento 5 Stelle, Luigi di Maio, per aver esercitato pressioni finanziarie sui media per limitare la libertà di stampa nel nostro Paese. “In Italia – si legge nel rapporto nella parte dedicata all’indipendenza dei media – il vice primo ministro ha chiesto alle imprese detenute dallo Stato di smettere di fare pubblicità sui giornali e ha annunciato piani per una ‘riduzione dei contributi pubblici indiretti ai media nella legge di bilancio 2019′”. Una condotta che, secondo il Consiglio d’Europa, minerebbe in modo preoccupante l’indipendenza delle testate.

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