La lotta alla corruzione perde il suo simbolo, un altro fallimento del governo

Focus

In questo marasma gialloverde, senza una linea politica condivisa, e con un incerto futuro davanti, questo governo perde anche la priorità della lotta alla corruzione

Non lo ha mandato a dire. Lo ha detto con grande chiarezza. Raffaele Cantone si è dimesso oggi dalla guida dell’Agenzia Nazionale Anticorruzione con una lettera che lascia poco all’immaginazione: “Sento che un ciclo – si legge nel testo – si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo”.

Un epitaffio peggiore per il governo, forse non poteva essere scritto.

Il Movimento Cinque Stelle, l’alfiere dell’anticorruzione, l’inventore dello spazzacorrotti, ma anche, insieme alla Lega, membro di un governo che ha voluto e approvato una riforma del Codice degli Appalti, che aumenta i rischi di corruzione e diminuisce la possibilità di controllo sulle gare pubbliche, in nome di una inesistente e non dimostrata maggiore velocità nell’aggiudicazione delle opere, riceve questo messaggio fortissimo e chiaro, da colui che per cinque anni, con grande autorevolezza e capacità ha fondato e guidato il centro della battaglia alla corruzione nel nostro paese.

E forse fa un certo effetto che questo avvenga il giorno dopo del funerale di Francesco Saverio Borrelli capo del pool di Mani Pulite.

Me lo ricordo come fosse oggi, nella Commissione Affari Costituzionali della Camera, il giorno in cui, nella scorsa legislatura, all’unanimità, scegliemmo Cantone per quell’incarico, il preferito dalla maggioranza di allora e dalle opposizioni, oggi al governo.

Poi, dice Cantone, in solo un anno, è cambiato l’approccio culturale.

Ma allora cosa sta accadendo? Sta accadendo che chi aveva promesso di aprire il Parlamento come una scatoletta, di affidare allo streaming ogni singolo respiro di un membro del movimento Cinque Stelle, di documentare gli scontrini anche di un singolo caffè, si è ritrovato a dover spiegare cosa c’entrasse il proprio Presidente del consiglio comunale a Roma con la vicenda della costruzione del nuovo stadio, che il movimento che vorrebbe rescindere il contratto con Atlantia poi vorrebbe chiedergli di salvare Alitalia, ma anche che il Partito delle scope di Maroni e Salvini, quello che avrebbe dovuto far piazza pulita degli scandali della gestione Bossi/Belsito, si trova oggi a dover spiegare di Savoini e di Arata, passando per 49 milioni da restituire in comode rate agli italiani. Sta accadendo, come sempre accade a chi si considera superiore alla legge morale in virtù di una presunta e assoluta alterità; che hanno fallito.

La presunta superiorità morale di questo governo, così cara ai suoi leader, che avrebbero voluto spazzare via tutto il passato, perché loro, solo loro erano il nuovo, puro e incontaminato, hanno ricevuto un duro e inequivocabile messaggio, dal simbolo della lotta alla corruzione in questi anni.

Non ci sono più le condizioni dice Raffaele Cantone, che va ringraziato per il lavoro di questi anni, fatto con la specchiata professionalità del magistrato e la rara gentilezza del tratto umano, da servitore dello Stato.

Ma il fatto che non ci siano più le condizioni, con il governo del cambiamento, guidato dall’avvocato del popolo, e dai due leader così nuovi che più nuovi non ce n’è, la dice lunga sul periodo che ci aspetta con questa maggioranza, segnato da continue fibrillazioni politiche, divisioni di opinioni, diversità di obiettivi, litigi, scaramucce, summit saltati e dirette facebook completamente divergenti, a cui oggi si aggiungono queste dimissioni.

In questo marasma gialloverde, senza una linea politica condivisa, e con un incerto futuro davanti, questo governo perde anche la priorità della lotta alla corruzione. Perde il suo simbolo. Non c’è che dire, un successo dopo l’altro.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli