La metamorfosi di Tria, da tecnico a sovranista

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Il ministro Tria si sta sempre più “salvinizzando”, assumendo i tratti di un agguerrito sovranista

Doveva essere il tutore dei conti pubblici, un ministro che ricordasse in qualche modo una figura come quella di Carlo Azeglio Ciampi. Una personalità che avrebbe tutelato il nostro Paese da pericolosi attacchi speculativi.

Invece il ministro Tria, giorno dopo giorno, si sta sempre più salvinizzando, assumendo i tratti di un agguerrito sovranista. La prima metamorfosi è venuta fuori quando ha ceduto il passo al duo gialloverde sul rapporto deficit/Pil: promise di non superare il 2%, oggi dice invece di non voler scendere sotto il 2,4%.

Tria ha provato inutilmente a far leva sulla diplomazia, provando a convincere i suoi colleghi dell’Eurogruppo.

Ma la sua impostazione è rimasta rigida e di rottura, soprattutto nel momento in cui ha dichiarato che i numeri della manovra rimarranno gli stessi. Un approccio che è piaciuto molto al duo gialloverde, tanto che uno dei due sovranisti, il vicepremier Di Maio, è arrivato perfino a elogiarlo pubblicamente: “Devo fare davvero i complimenti al ministro Tria – ha detto – che sta combattendo come un leone”.

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