La mossa di Martina, primarie a gennaio e stop alle polemiche

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La mossa di Martina per chiudere una fase di incertezza che potrebbe essere letale

Nessun rinvio delle primarie, che si faranno entro il mese di gennaio del 2019. A chiarirlo, con una parola che si presuppone definitiva, è il segretario del Pd Maurizio Martina: “Il congresso è di fatto già cominciato”, dice alla Festa de l’Unità di Genova. La fase legata ai circoli e ai militanti si chiuderà entro dicembre, per poi dare il tempo di celebrare le primarie entro la fine del mese successivo. Una decisione in linea con quanto chiesto, tra gli altri, dall’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni: “Abbiamo bisogno di una grande discussione democratica e di un congresso del partito democratico il prima possibile. Sbrighiamoci perché il paese ce lo chiede”.

Non è della stessa idea il presidente dem Matteo Orfini, che ieri aveva ipotizzato lo scioglimento del Pd così come lo abbiamo inteso finora e la rifondazione del partito, aperta a quel pezzo di società che si oppone all’alleanza populista tra Lega e Cinque Stelle. E infatti, lo stesso Orfini, commenta così la decisione di Martina: “Pensate davvero che possiamo ripresentarci con il Pd come funziona oggi? Pensate davvero che cosi’ la risolviamo? Beati voi…”

Prova ad andare oltre Carlo Calenda: “Prima di tutto va fatta una segreteria costituente. Poi si fa un congresso rapidamente e si elegge, che so?, Zingaretti. Ma chi vince deve aver chiaro che andare alle Europee così è un suicidio. Ci sono persone disposte ad impegnarsi ma non con il solo Pd. Oggi la capacita di rappresentare un pezzo ampio di società il Pd da solo non ce l’ha più. Occorre qualcosa che vada oltre. Certo, questo non si risolve con una cena, ma bisogna ricominciare a parlarsi”, afferma riguardo all’invito rivolto a Renzi, Gentiloni e Minniti di sedersi intorno a un tavolo e confrontarsi sul futuro.

Un’idea subito mutuata, in chiave diversa, da Nicola Zingaretti, al momento l’unico candidato certo alla guida dei dem: “Per un Congresso diverso, aperto e partecipato, insieme a tanti incontri che sto facendo in tutta Italia, la prossima settimana ho organizzato in trattoria una cena con un imprenditore del Mezzogiorno di una piccola azienda, un operaio, un amministratore impegnato nella legalità, un membro di un’associazione in prima fila sulla solidarietà, un giovane professionista a capo di un’azienda Start Up, una studentessa ed un professore di Liceo. A tutti loro voglio chiedere: che dobbiamo fare secondo voi? Dove abbiamo sbagliato? Come riprendere a lottare e vincere? Perché la nostra storia ricomincia così: ascoltando le persone”.

Guardando al congresso, Giuliano Da Empoli, ispiratore dell’incontro tra Calenda, Renzi, Gentiloni e Minniti, dice in un’intervista al Messaggero che l’area per così dire liberale del partito “dovrebbe trovare un competitor in grado di sfidare una persona di qualità come Zingaretti, con idee diverse e distante dalle posizioni non solo della Lega ma anche dei Cinque Stelle, con cui un eventuale dialogo sarebbe un suicidio per il Pd e per l’Italia”. Significativa, in questo senso, l’ultima enews di Matteo Renzi, che attacca frontalmente il M5s e invita il Pd a non perdersi nella polemica interna: “A forza di fuoco amico si ammazza qualunque leaderhsip”.

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