La nostra responsabilità, i dubbi e l’Italia reale del 2019

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E’ indispensabile non nascondere i dubbi che attraversano la nostra comunità politica sotto il tappeto degli schieramenti di corrente e soprattutto preservare l’unità e la trasparenza del Partito Democratico

Siamo dentro il fuoco di un passaggio storico, per l’Italia prima ancora che per il Partito Democratico, le cui conseguenze peseranno a lungo sul paese. Conseguenze che possono anche non essere immediatamente chiare ai vari attori e protagonisti, come accade talvolta nei passaggi storici, e che anche per questo rendono i dubbi più consistenti delle certezze.

Il fatto nuovo degli ultimi giorni è nella sempre più ampia consapevolezza dell’urgenza di fermare il disegno autoritario e isolazionista di Salvini. Un disegno che al PD è chiaro da sempre ma che nell’ultimo anno e fino a quarantott’ore fa ha potuto contare sulla piena e colpevole connivenza politica e parlamentare dei Cinque Stelle, sul collaborazionismo di fatto di parti rilevanti del mondo dell’informazione e del mondo produttivo, sull’irresponsabile silenzio di tanti altri che pure avrebbero potuto avere un ruolo nell’indirizzare la discussione pubblica. Eppure – ancora una volta come accade nei passaggi storici – l’arroganza dell’annuncio con cui Salvini ha dichiarato di puntare ai “pieni poteri” ha improvvisamente mosso coscienze e interessi che si ritenevano al riparo da quanto in realtà il sovranismo italiano andava preparando da tempo. E oggi l’urgenza di fermare quel disegno è condivisa anche da chi, fino a pochi giorni fa, guardava al nostro allarme con distacco e senso di superiorità.

Si tratta di una novità strategica che consegna al Partito Democratico una grande opportunità insieme ad un grande rischio. L’opportunità è quella di essere la forza aggregante di una risposta ampia e potenzialmente maggioritaria al pericolo che oggi l’Italia sta già correndo e che domani potrebbe diventare irreversibile: un pericolo che non è solo quello dell’aumento dell’Iva, ma di uno stravolgimento definitivo delle fondamenta democratiche della Repubblica, insieme al nostro definitivo isolamento dentro la comunità europea e internazionale come appendice irrilevante del regime di Putin. E’ un’opportunità che il PD si sta già preparando a cogliere nel confronto elettorale, come unica e vera alternativa allo sfascismo leghista e al collaborazionismo Cinque Stelle, ma che nell’immediato e in vista di quel confronto potrebbe prendere le forme di un “governo istituzionale” come quello proposto oggi da Matteo Renzi e costruito in Parlamento intorno a tutte le forze politiche che fossero disponibili a contribuirvi.

Il rischio che deriva dalla novità degli ultimi giorni è forse meno evidente ma non per questo può essere sottovalutato. E ruota intorno alla domanda se l’Italia sia in grado di comprendere, accogliere e sostenere una scelta di questo genere anche se limitata al tempo breve dell’emergenza. Penso all’Italia reale del 2019, non all’Italia che vorremmo. Un’Italia che oggi è attraversata dalla grande semplificazione imposta dalla menzogna populista: quella secondo la quale ogni bisogno può essere soddisfatto a prescindere dalla sua sostenibilità economica, ogni paura può essere amplificata a prescindere dal rispetto dei più elementari diritti civili, ogni criterio di giustizia può essere sacrificato a prescindere dal diritto e dalle istituzioni. E se la menzogna populista ha imposto l’espulsione della parola “responsabilità” dal dizionario pubblico, il rischio che corriamo è quello di non essere compresi dall’Italia reale proprio mentre ci assumiamo (responsabilmente, ma da una posizione di minoranza in Parlamento e nel Paese) il compito di subordinare la sfida elettorale alla messa in sicurezza del conti, del bilancio e dei nostri rapporti con la comunità internazionale.

Si tratta allora di essere fieramente “irresponsabili” o peggio ancora di rincorrere l’obiettivo vagamente dannunziano della “bella sconfitta elettorale” (come sembra auspicare Calenda)? Ovviamente no. Ma occorre comunque ricordarsi che l’Italia del 2019 non è quella del 2011 (quando un’emergenza economica conclamata e unanimemente riconosciuta vide la mobilitazione intorno alla prospettiva di un “governo istituzionale” della stragrande maggioranza del Parlamento e delle forze produttive e intellettuali). E proprio in questo senso non possono bastare accordi di breve respiro, come ha giustamente sottolineato oggi Nicola Zingaretti. Proprio per questo è indispensabile non nascondere i dubbi che attraversano la nostra comunità politica sotto il tappeto degli schieramenti di corrente e soprattutto preservare l’unità e la trasparenza di un Partito Democratico che rappresenta (oggi più che mai) la principale risorsa politica su cui può contare l’Italia in questo difficilissimo passaggio storico.

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