“La parola alla democrazia“, ecco il secondo confronto tra le mozioni congressuali

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Il punto sulle mozioni congressuali con Tommaso Nannicini, Rosa Maria De Giorgi e Luciano Nobili

Al Nazareno oggi è andato in scena il secondo dibattito tra i rappresentanti delle tre mozioni congressuali. Si è parlato di temi concreti, di alleanze e del futuro del Partito democratico. A rappresentare la mozione Martina Tommaso Nannicini, mentre Rosa Maria Di Giorgi ha rappresentato la mozione Zingaretti e Luciano Nobili per Giachetti.

Nel corso del dibattito sono emersi molti punti in comune e alcune differenze che caratterizzano ognuna delle mozioni. Tutti e tre sono stati concordi sul disastro prodotto dal governo giallo-verde, così come tutti e tre hanno giudicato positivamente il candidato del centrosinistra Massimo Zedda che domenica cercherà di conquistare la regione Sardegna.

Diverso invece il giudizio sui governi Renzi e Gentiloni. Per Nannicini bisogna implementare quanto fatto e capire cosa non ha funzionato nelle riforme varate. Rosa Maria Di Giorgi invece, pur riconoscendo il gran lavoro fatto, ha parlato di alcuni errori cui si sarebbe dovuto porre rimedio e cita il caso dello Ius Soli che secondo lei andava approvato nella scorsa legislatura.

Le ha risposto Nobili – per il quale i 1000 giorni sono il punto di ripartenza – che ha posto l’accento sul coraggio e il decisionismo dimostrato da Matteo Renzi nell’affrontare proprio il caso complicato come le Unioni civili, su cui l’allora premier pose la questione di fiducia, mentre lo stesso non fece Gentiloni in un momento sarebbe stato più semplice porla.

Ma il dibattito si è infiammato sulle alleanze. Mentre Nannicini non si è sbilanciato più di tanto parlando del bisogno di ricucire e di unità, il confronto Nobili-Di Giorgi ha mostrato due diverse strategia. Il primo ha chiaramente detto no ai partiti di governo Lega e M5s, ma allo stesso modo ha chiuso la porta a coloro che hanno lasciato il Pd, vale a dire Leu. Rosa Maria Di Giorgi ha fatto capire come ci sia la volontà e la necessità di unire il centrosinistra e di conseguenza di allargare il campo se si vuole puntare al 51%.

E’ questo il punto che più ha diviso, con Nobili che ricordava lo spumante stappato dopo la vittoria del No il 4 dicembre da coloro che oggi fanno parte di Leu e la Di Giorgi che ha sottolineato come quando c’è un divorzio le colpe non siano solo di una parte, ma di entrambe, aggiungendo che chi vince con il 70% ha il dovere di tenere unito il partito.

Insomma un dibattito vivace, che ha dato elementi su cui riflettere in vista delle primarie del 3 marzo. Una data importante in cui tanti cittadini voteranno per scegliere il futuro segretario del Pd, e non lo faranno davanti ad un computer ma recandosi ai seggi, una vera dimostrazione di democrazia.

Guarda anche: Il primo confronto tra Antonio Misiani, Simona Flavia Malpezzi, Ivan Scalfarotto

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