La pentola a pressione del Governo

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governo sotto pressione

Dal Russiagate al voto in Europa: alta tensione nel governo. Il capo leghista minaccia i 5 Stelle: basta no o si torna alle urne. Pd: ipotesi mozione sfiducia contro Salvini.

Non c’è solo il Russiagate ad agitare il governo e la maggioranza gialloverde che lo sostiene, tant’è che oggi tutti i mezzi di informazione si esercitano a ipotizzare la data delle elezioni anticipate o a immaginare scenari politici futuri. Se la vicenda dell’Hotel Metropol di Mosca riguarda, prima di tutto, la sicurezza nazionale, ed è quindi di una gravità assoluta, ci sono anche altri elementi di turbolenza che mettono sotto pressione l’esecutivo.

Il voto in Europa, l’incontro con le parti sociali, il Russiagate

Alcuni li evidenzia oggi il premier Conte che – in una fase di protagonismo in precedenza sconosciuto – invia una lettera aperta al quotidiano La Repubblica, dove spiega come il voto contrario degli europarlamentari leghisti alla von der Leyen, potrebbe arrecare danni all’Italia.

Scrive il presidente del Consiglio: “La designazione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea è stata da me condivisa, per la sua storia personale e politica, e perché questa soluzione avrebbe consentito all’Italia di ottenere un portafoglio economico di rilievo, in particolare la ‘concorrenza, come da me richiesto, e avrebbe aperto a buone prospettive per l’Italia anche con riguardo alle restanti nomine. Nei giorni precedenti la votazione della neo-Presidente ho invitato i parlamentari europei delle forze politiche che sostengono la maggioranza interna ad appoggiare questa candidatura, proprio in ragione dei sottesi equilibri e garanzie. Aggiungo che il discorso programmatico della neo-Presidente ha confermato molte delle priorità che stanno a cuore al nostro Paese, in tema di politiche sociali, di misure per l`occupazione e per la tutela dell`ambiente, di contrasto al traffico illegale di migranti. Come è noto gli Europarlamentari eletti con la Lega, a differenza di quelli del MoVimento 5 Stelle, hanno espresso voto contrario. Non sono in condizione di prefigurare se questa contrarietà avrà ripercussioni sulle trattative che si svolgeranno per definire la composizione della squadra di neo-Commissari“.

Come a dire: caro Salvini, se l’Italia non avrà un commissario europeo di peso, la colpa è della Lega. E questo è uno. Come secondo punto, Conte torna su quell’incontro con le parti sociali convocato nei giorni scorsi da Salvini al Viminale, usurpando di fatto un ruolo non suo. A Conte proprio non gli deve essere andata giù:
Ho già chiarito che ogni iniziativa compiuta da una singola forza politica, perseguita separatamente, è pienamente legittima, ma non può sostituirsi al pieno contraddittorio tra tutte le parti politiche e sociali, alla presenza dell`intero Governo, come impongono le regole di correttezza istituzionale. La legge di bilancio, infatti, è l’espressione massima dell’indirizzo politico della maggioranza, e – più di ogni altra – richiede piena condivisione e coordinamento dal Vertice. Una iniziativa perseguita senza un principio di coordinamento rischia di complicare – non già di agevolare – il processo decisionale e, in particolare, la più completa formazione ed espressione della politica generale di governo, con il risultato di compromettere l`efficacia della nostra azione“.

E due. Il terzo punto non può che riguardare la vicenda russa. Conte, accettando la richiesta del Pd di riferire al Senato (lo farà mercoledì 24 luglio) deve aver fatto imbizzarrire Salvini, il quale coi giornalisti è sbottato: “Mi chiedo cosa mai debba riferire Conte sulla Russia“. Il premier spiega che “le forze di opposizione mi hanno chiesto di riferire in Senato e per questa ragione, ritenendo sacre le prerogative del Parlamento, ho immediatamente acconsentito alla richiesta. Ritengo improprio anticipare in questa sede i contenuti della mia informativa, anche perché sarebbe irriguardoso nei confronti dei Senatori. Posso però garantire che riferirò, in piena trasparenza, su tutte le circostanze e le notizie che sono a conoscenza mia e di tutti i Componenti del Governo che presiedo. Questo intervento sarà l`occasione per ribadire al Parlamento la nostra collocazione geopolitica e per confermare la mia più elevata sensibilità nella tutela della nostra sicurezza e sovranità nazionale“.

Il Salvini nervoso

Salvini, forse per la prima volta, si mostra nervoso, più aggressivo del solito, segno che la vicenda russa lo ha toccato. Rispetto istituzionale sotto le scarpe: a Monica Guerzoni del Corriere della Sera ha risposto: “Mi chiede se Fico lavora a un governo col Pd? Ma chi se ne frega di Fico…“; minacce agli alleati 5 Stelle: nella doppia intervista al Corsera e a Repubblica, l’attacco ai pentastellati è frontale: “Gli insulti quotidiani del Pd ci stanno. Ma ogni giorno tre esponenti grillini si alzano e invece di fare come la gazzella che corre, attaccano me“, e ancora: “Ora le cose si fanno o non si fanno. Se faremo tre passi avanti con la riforma della giustizia, l`autonomia e la manovra, vado avanti. Se arrivassero tre no, cambia tutto“.

Poco fa, una nuova dichiarazione di Salvini, ancora più dura: “5Stelle e PD? Da due giorni sono già al governo insieme, per ora a Bruxelles. Tradendo il voto degli Italiani che volevano il cambiamento, i grillini hanno votato il Presidente della nuova Comissione Europea, proposto da Merkel e Macron, insieme a Renzi e Berlusconi. Una scelta gravissima, altro che democrazia e trasparenza“.

A Salvini, sempre stamattina, risponde indirettamente Maurizio Martina, ospite ad “Agorà Estate”, su Rai3: “E’ fantapolitica parlare di una possibile alleanza o di un accordo tra Pd e Cinque stelle. E questo lo ha detto anche il segretario Zingaretti ieri con chiarezza. Frequentando la Camera e i lavori parlamentari, posso dire che la distanza che c’è tra Pd e M5s è la stessa distanza che c’è tra Pd e Lega“.

E’ chiaro che per Salvini paventare il pericolo di un’alleanza 5 Stelle – Pd è solo lo strumento per agire sulla maggioranza, forte comunque dei consensi che i sondaggi gli attribuiscono.

Intanto il Pd potrebbe preparare una mozione di sfiducia individuale alla Camera. Lo aveva ipotizzato ieri il presidente dei senatori dem Andrea Marcucci (“In questa fase non si può escludere nulla… anche se presentare o meno una mozione di sfiducia al ministro Salvini“) e stamattina lo ha rilanciato la deputata Maria Elena Boschi su Twitter.

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