La piazza che riunisce la destra spagnola, da Ciudadanos a Vox

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C’era una volta il movimento dei “cittadini”, equidistante e post-ideologico. Oggi l’anti-catalanismo ha cambiato tutto e il socialista Sanchez diventa il “traditore”

Anche per la Spagna, politicamente parlando, sono tempi duri. Ma ognuno ha le sue pene. E a Madrid il motivo del contendere è sempre e solo uno, che si staglia sopra tutti gli altri: la questione catalana. Quella spagnola è ormai una comunità sull’orlo di una crisi di nervi e qualsiasi mossa viene interpretata come un dramma, un affronto, un insulto, dai due blocchi contrapposti che non arretrano di un millimetro. Da una parte i separatisti di Barcellona, dall’altra i partiti unionisti più intransigenti. Uno scontro che sta ridisegnando gli equilibri politici in Spagna, arrivando a formare nuove e inedite coalizioni.

In questo clima, succede che il primo ministro socialista Pedro Sanchez finisca letteralmente sulla graticola per aver osato pensare di nominare un “relatore” nei colloqui tra i partiti politici per affrontare la crisi catalana. Per chi non lo sapesse, questa non è una settimana come tutte le altre. Martedì comincia il processo a 12 leader indipendentisti catalani, che rischiano fino a 25 anni di carcere con l’accusa di ribellione e uso improprio di fondi pubblici per il loro ruolo in un fallito tentativo di secessione dalla Spagna. In Parlamento, contemporaneamente, si sta discutendo la Legge di Bilancio 2019, per la quale Sanchez ha bisogno, oltre che del via libera di Unidos Podemos, anche del voto di tutti gli altri partiti che hanno votato a favore della mozione di sfiducia contro Rajoy, permettendo la nascita del governo a guida socialista. Primi tra tutti i due partiti catalani PdCat (quello dell’esule Puigdemont) ed Esquerra Republicana (del prigioniero Junqueras).

Queste due cose messe insieme sono state sufficienti per insinuare il dubbio nella testa degli unionisti di una trattativa segreta tra il primo ministro e gli indipendentisti. Dubbio confermato dall’idea (tra l’altro subito ritirata) di nominare un relatore – non un “mediatore” come chiedevano i catalani – che gestisse i colloqui. Di qui la reazioni scomposta della destra spagnola, che ha convocato subito la manifestazioni di piazza, svoltasi a Madrid nella giornata di domenica. 200mila persone secondo gli organizzatori, 45mila per le forze dell’ordine. Tutti insieme per protestare contro il “traditore” Sanchez.

Una piazza che ci dice diverse cose. La prima è che ormai il livello di scontro tra gli oltranzisti di Madrid e i separatisti di Barcellona è ormai talmente alto da non consentire a nessuno di pensare di poterlo risolvere in maniera civile, o quantomeno di provarci. La seconda è che attorno all’anti-catalanismo si sta costruendo un fronte di destra, che va dagli estremisti di Vox e Falange España 2000 a quelli che una volta erano considerati i moderati di Ciudadanos, considerato, ormai a torto, un partito post-ideologico di centro, una sorta di En Marche spagnola. Il collante Madrid-centrico ha ormai fatto diventare Ciudadanos un partito ostentatamente di destra, capace di superare, in alcuni casi lo stesso Partito Popolare.

In verità è ormai da qualche anno che il movimento di Albert Rivera ha preso una posizione sempre più polarizzata. Non è un caso che in Andalusia abbia formato un governo con il PP di Pablo Casado e con la benedizione di Vox, il corrispettivo iberico della Lega di Salvini. Tutti i sondaggisti spagnoli, oggi come oggi, considerano quella tra Vox, PP e Ciudadanos la coalizione più naturale (e favorita) in caso di elezioni anticipate, che a questo punto diventano sempre più probabili. L’equidistanza che ha caratterizzato il movimento dei “cittadini” spagnoli nei suoi primi anni di vita è ormai un ricordo sbiadito.

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