La politica umana contro la deriva ignorante

Focus

L’intervista di Renzi a Bonolis. i ruoli che si incrociano e la riscossa civile della politica vitata all’umanità

Avevo pensato di scrivere altro. Ma come spesso mi capita quando rileggo le mie piccole righe che portano riflessioni a tratti uguali al già detto e già sentito, plano su scelte che si discostano completamente da ciò che reputavo presuntuosamente “indispensabile”.

Riascoltando l’intervista di Renzi a Bonolis con la tranquillità di una visione domestica dopo quella emozionata della Leopolda, un qualcosa è scattato immancabilmente. Dando soddisfazione a quella esplorazione curiosa su ciò che dovremmo essere per affrontare questa lunga traversata democratica ribattezzata “resistenza civile”.

Di fronte due uomini di generazioni differenti perfettamente centrati. Ciascuno col proprio angolo di visuale che deriva da esperienze diverse anche se a tratti simili. Non solo nei meandri di una comunicazione che nei rispettivi mondi diventa un tratto imprescindibile nel bene e nel male. Ma nel cuore di una coscienza che anzitutto è quella di sé. Diventando ispiratori di un concetto di vita che si declina in ogni passione possibile, perché quando il concetto c’è te lo ritrovi tutto ed ovunque.

Mi colpisce, però, l’importanza concessa al tempo ed alla velocità. Croce e dolore di un’era digitale utile ma non definitiva, dove riapprezzare (è un mio punto di vista) il sapore di una lentezza che scavalca la fugacità che opacizza quello che ci circonda, diventando a sua volta un senso della vita pieno ed ineludibile. Un tratto che ritrovo nello spirito dei “comitati civici” tutti da scoprire, con l’invito – perché no – a rallentarne l’impatto mediatico per privilegiarne quello più naturale delle umanità. La prima risposta alla deriva ignorante del momento.

Liberarsi dai fronzoli per cui è necessario gettare tutto in una rete di cui sono evidentemente utente, è una delle risposte ad un populismo che non frena. Che lancia e rilancia con social ed algoritmi pensieri che assimili perché forse non hai il tempo (e la voglia) di elaborarne la portata. In una corsa alla consapevolezza indotta che alla fine si trasforma in un pensiero già pensato da altri, dove al massimo ti adegui per non restare fuori. Senza che nulla appartenga al tuo modo di essere  invaso da post, like, tweet e ritweet, in una una mutazione a tutti gli effetti.

L’intervista di Renzi – un rovesciare i ruoli con domande diverse per risposte diverse nel mondo che cambia – assume il tono di una confessione collettiva. In cui i compiti si incrociano, le responsabilità si toccano e si mescolano verso una sintesi che ancora non conosciamo. Ma che certamente lascia intendere come tutto non possa più essere sottoposto all’univocità di un altro tempo ormai ostile anche nel tentativo di recuperarne le sorti. Perchè alla fine se anche, per dirla come Bonolis, ci può essere il piacere di coccolare il proprio passato, il passato è quello che le risposte te le ha già date. Il contrario di una Leopolda che guarda avanti per sua natura.

Ed il compito della politica che resta comunque centrale, si sposta inevitabilmente su un altrove più virtuoso e coinvolgente. Ripensando a John Kennedy e a ciò che noi possiamo fare per il nostro Paese. L’unica citazione che mi concedo nella leggerezza di una visione che continuerà ad affascinare.

 

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