La procura indaga su Bracciano. Avviso di garanzia per il presidente Acea Ato2

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La Procura di Civitavecchia ha delegato le indagini per inquinamento ambientale ai carabinieri del Noe in seguito alla presentazione di più denunce

Il presidente di ‘Acea Ato 2’, Paolo Tolmino Saccani, è indagato per inquinamento ambientale dalla Procura di Civitavecchia nell’ambito dell’inchiesta sulla ‘captazione’ dell’acqua dal lago di Bracciano, per cui oggi i carabinieri del Noe hanno eseguito una serie di acquisizioni documentali nella sede della società.

Secondo quanto si è appreso gli accertamenti sono stati sviluppati sulla base di una serie di esposti presentati nelle scorse settimane, a partire da quello riferibile ai comitati cittadini di Bracciano e Martignano; ma anche degli amministratori locali. L’iscrizione – si sottolinea – del rappresentante legale della società è stata un “atto dovuto”.

Inquinamento ambientale colposo, è questo il reato allo stato ipotizzato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Velletri sulla criticità ambientale che sta interessando il lago di Bracciano. L’indagine è partita da due denunce. Il reato contestato è l’articolo 452bis è punibile con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 10mila a 100mila euro.   Colpisce chiunque abusivamente provochi una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili:  delle acque o dell’aria, o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna. Quando l’inquinamento è prodotto in un’area naturale protetta o sottoposta a vincolo paesaggistico, ambientale, storico, artistico, architettonico o archeologico, ovvero in danno di specie animali o vegetali protette, la pena è aumentata”.

Respinto il ricorso Acea Il tribunale superiore delle acque Pubbliche ha rigettato il ricorso fatto da acea sulla sospensiva dello stop ai prelievi dal lago di Bracciano ordinato dalla Regione Lazio. Nella sentenza si legge che la turnazione del servizio di distribuzione dell’acqua nel territorio del Comune di Roma non “appare una conseguenza non imposta in via esclusiva dall’ordinanza impugnata”. “Il provvedimento in esame non appare inficiato da irragionevolezza, considerato che tutti i Comuni i cui territori sono vicini o confinanti con il lago di Bracciano si sono espressi favorevolmente rispetto a un intervento della Regione Lazio”. Si legge nel decreto. “Il rilievo marginale che la parte ricorrente ha evidenziato dal prelievo di acqua rispetto alle concause rappresentate dall’evaporazione dovuta alle alte temperature nonché dall’assenza di precipitazioni – scrivono ancora i giudici – non appare argomento decisivo tenuto conto che, rispetto a esse, la Regione non ha come ovvio alcuna possibilità di intervenire”. Infine “Acea Ato 2 potrà adottare ‘misure compensative’ per contrastare gli effetti dell’azzeramento del prelievo in contestazione, con ciò volendosi riferire alla possibilità di individuare, eventualmente con l’ausilio delle altre autorità competenti in materia, anche altri rimedi purchè compatibili con il veduto divieto di prelievo” delle acque di Bracciano.


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