La protesta dei pastori sardi: quello che si deve fare

Focus

Sarà compito della politica far assumere al comparto ovicaprino una maggiore centralità nella prossima riforma della Politica Agricola Comune

Basta con la continua campagna elettorale fatta sulle spalle degli allevatori. Basta. Si è scherzato troppo su un settore strategico. Questo è il momento delle decisioni coraggiose e definitive.

In Italia il comparto ovicaprino conta circa 7 milioni di capi. In Sardegna, che è la regione dove si concentrano le maggiori attività, vi sono 37 produttori e 11mila aziende di allevatori che detengono oltre 3 milioni di capi, per una produzione media che, nell’annata agraria 2017/2018, è stata di circa 330 milioni di litri di latte ovino, la maggior parte dei quali utilizzati per produrre pecorino romano Dop. I Produttori sono 37.

Questi sono i dati, sui quali vi è anche qualche piccola discordanza, forniti da operatori della filiera in occasione delle interessanti audizioni promosse dalla Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati.

Per questo è necessario affrontare con serietà l’emergenza del prezzo del latte in Sardegna, creando immediatamente le condizioni affinché il prezzo, che deve essere legato non solo alle dinamiche del pecorino romano, ma anche a quelle di formaggi con maggiore valore di mercato, copra i costi di produzione e possa giungere a un livello ritenuto giusto e congruo.

Per far questo è importante trovare un accordo tra tutti gli attori del comparto, in modo da evitare le continue oscillazioni al ribasso del prezzo del latte, causati, oltre che dalle speculazioni di mercato, da una eccessiva sovrapproduzione e da un forte fenomeno di splafonamento, che va contrastato con maggiore energia.

È, quindi, indispensabile che i benefici vengano ripartiti lungo tutta la filiera, con equità e con la massima trasparenza.
In questo modo si potrà dare stabilità e certezza ad un settore strategico per l’economia verde di un’intera regione, con ricadute importanti anche nelle altre realtà economiche del Paese.

Il governo regionale, che con l’assessore Pierluigi Caria ha ben operato per fronteggiare questa emergenza, e quello nazionale sono ora chiamati a dare una risposta immediata, eliminando le eccedenze del prodotto, causa del crollo dell’intero comparto, sia attraverso il ritiro del pecorino e il suo utilizzo per la distribuzione di derrate alimentari ai meno abbienti, sia attraverso l’ammasso del prodotto che permetta una maggiore stagionatura.

È, poi, indispensabile configurare un intervento strutturale sul comparto che possa incidere definitivamente nel medio e lungo termine e che si concentri nella promozione a tutto tondo del pecorino nella grande distribuzione e nei mercati internazionali, nel rafforzare l’aggregazione dell’offerta degli allevatori, rendendo operative le Organizzazioni dei produttori e attribuendo quote di produzione alla stessa parte allevatoriale all’interno della rappresentanza degli organi consortili.

Nella diversificazione dell’offerta produttiva, pur nella conservazione della identità della Dop, bisognerà puntare su un prodotto con una minore quantità di sale in modo da allargare la platea dei possibili acquirenti e consumatori.

Sarà, inoltre, importante configurare un sistema pubblico di tracciabilità dei dati di produzione per meglio gestire l’offerta produttiva ed evitare le continue oscillazione dei prezzi.

Nel contempo, si mettano in campo interventi che possano favorire una intesa con il Banco di Sardegna, che ha annunciato la disponibilità, per arrivare a garantire gli allevatori rispetto alle pesanti esposizioni debitorie, che da molto tempo non vengono adeguatamente affrontate.

Questo sarebbe anche un modo per dare certezza ai produttori e per stabilizzare la filiera che necessariamente deve superare le antiche divisioni e cogliere questa brutta occasione per trovare motivo di unità e di coesione. Sarà, poi, compito della politica, ed il Partito democratico è impegnato a farlo, affinché nella prossima riforma della Politica Agricola Comune il comparto ovicaprino assuma una maggiore centralità ed un nuovo protagonismo, individuando misure specifiche a suo favore che tengano conto anche dell’importante funzione di presidio ambientale che la pastorizia svolge da sempre nell’isola.

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