La Rai si rassegni, anche Montalbano parla di migranti

Focus

Stasera sarà l’ennesimo successo della saga camilleriana

Per quanti sforzi si possano fare, nessuno è in grado di far finta che la realtà non esista. Purtroppo per Marcello Foa e Teresa De Santis, i guardiani della nuova stagione gialloverde, la Rai è pur sempre una grande azienda fatta da tanti bravi professionisti e moltissima gente seria: per cui la realtà è costretta a fare irruzione nelle case degli italiani sulle ali proprio di questa serietà e intelligenza. Di tanto in tanto, almeno.

E così, dopo uno strano Sanremo alla vigilia blindatissimo e alla fine conclusosi con la vittoria di un artista di nome Alessandro Mahmood, arriva stasera un nuovo, attesissimo Montalbano a celebrare 20 anni di trionfi in mezzo mondo. Nell’episodio di stasera – L’altro capo del filo – si parla di migranti, di sbarchi, di morti. Beninteso, nella cornice consueta e solare del camillerismo tanto amato da tutti, con il nostro commissario ancora una volta maturo protagonista di una storia realistica e poetica insieme, e la sua squadra di piccoli grandi eroi al seguito.

Ma siccome Camilleri è Camilleri, cioè un genio, la sua letteratura è sempre stata come un ricco baule pieno di cose belle, fra le quali la chiaroveggenza di indovinare atmosfere e problemi non solo dell’oggi, che sarebbe mera cronaca, ma del domani, che è appunto la letteratura. Ecco perché, come già in altri romanzi, fin dall'”antico” Il cane di terracotta, il tema dei migranti, dei clandestini, dei “diversi” è sempre stato un punto forte del suo raccontare la Sicilia. Oggi che il tema è diventato l’ottovolante della demagogia e della paura la narrazione camilleriana diviene ancora più importante, toccante, necessaria. Saremo per l’ennesima volta milioni, stasera, ad emozionarci alla luce della Vigata e a cospetto dei gesti e delle parole di Montalbano, Fazio, Augello. Impareremo qualcosa. Per fortuna, nel piattume televisivo striato di giallo, di verde e perché no di nero dell’Italia di oggi, Salvo c’è.

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