La resa di Di Maio e Salvini a Bruxelles

Focus

I giallo-verdi dopo aver esasperato i rapporti rientrano nei ranghi di quelle regole che dicevano di voler spazzar via

Il consiglio dei ministri dedicato alla correzione di bilancio si è trasformato di nuovo nel ring in cui Lega e M5s si sono scontrati seppur a distanza. Due gli elementi che hanno innalzato di nuovo la tensione alle stelle nel governo gialloverde: l’argomento Autostrade, che fa battibeccare i vicepremier, e l’assenza di Luigi Di Maio alla riunione.

Mentre Matteo Salvini era seduto al tavolo del Consiglio dei ministri  che doveva certificare il pegno da pagare a Bruxelles per evitare la procedura d’infrazione sui conti pubblici,  Luigi Di Maio non c’era. Lo strappo reso plasticamente dalla sedia vuota è stato però negato da fonti M5s che diranno che da giorni Di Maio si era reso indisponibile alla riunione. Un Salvini fuorioso si sfoga: “Mi attacca su Autostrade e poi diserta il Cdm”.

Tra una scaramuccia e l’altra però il Cdm ha dato il via libera a un testo che, di fatto, corregge i conti italiani sposando, con il congelamento dei risparmi di reddito e quota 100, le richieste di Bruxelles.  I numeri dell’assestamento sono lacrime e sangue. Formalmente non è una manovra correttiva, ma la sostanza è la stessa: 7,6 miliardi che vanno a Bruxelles e non potranno essere utilizzati per le famiglie, come sperava Di Maio, piuttosto che per abbassare le tasse, come voleva Salvini.

Insomma una resa all’Europa, con tanto di bandierina bianca da sventolare. Tanto che diversi commentatori politici hanno ipotizzato che la lite sia un diversivo per chiamarsi fuori da un decreto dove a prevalere sarebbe l’asse moderato del governo, composto dal premier Giuseppe Conte e dal titolare del Mef Giovanni Tria.

E proprio durante la riunione che Di Maio fa partire una diretta Facebook in cui tra i tanti temi affrontati commenta i contenuti della relazione della commissione del ministero delle Infrastrutture sulla questione revoca concessioni ad Atlantia a seguito del crollo del Ponte Morandi e, senza giri di parole, rifila stoccate anche all’alleato di governo. “Il silenzio della Lega sulle concessioni fa sentire ancora più protetti i Benetton”, spiega il capo politico del M5s replicando ai leghisti anche sul fronte dell’Ilva. “A me dispiace che sulla revoca delle concessioni, ma anche sulla vicenda dell’immunità penale di ArcelorMittal, Salvini dica che si perderanno posti di lavoro. Non accadrà, fidatevi”.

Ancora una volta quindi i giallo-verdi dopo aver esasperato i rapporti, gridato a destra e manca, abbassano il capo e rientrano nei ranghi di quelle regole che dicevano di voler spazzare. Come dimenticare il 27 settembre dell’anno scorso quando Di Maio si affacciò dal balconcino di palazzo Chigi per festeggiare il deficit portato al 2,4 per cento. Dopo appena tre mesi il deficit fu collocato al 2,04%, come chiesto da Bruxelles. Questa volta nessuno si è affacciato da Palazzo Chigi e anzi tutti hanno cercato di non metterci la faccia,

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli