La ricerca sugli embrioni anche in Italia? Sarebbe l’ennesima bocciatura della legge 40

Focus

La Corte costituzionale discuterà l’articolo della legge che impedisce qualsiasi tipo di sperimentazione sugli embrioni

Dopo il via libera del Regno Unito, l’uso degli embrioni per la ricerca scientifica potrebbe arrivare presto anche in Italia. Ieri in Gran Bretagna la Human Fertilisation and Embryology Authority ha dato l’autorizzazione a un gruppo di scienziati a usare gli embrioni donati dalle coppie che si stanno sottoponendo alla fecondazione in vitro per la sperimentazione scientifica ben precisa.

Ora il tema verrà affrontato anche in Italia, dalla Corte costituzionale che il 22 marzo discuterà l’articolo della Legge 40 del 2004 che pone il divieto di sperimentazione sugli embrioni. La legge era stata già modificata più volte in seguito a diverse sentenze da parte di Tribunali regionali e l’ultima arrivata a ottobre dalla stessa Consulta che ha giudicato illegittimo anche l’articolo 13 che nella Legge 40 sulla fecondazione assistita riguarda il divieto di selezione degli embrioni. Sulla legge si era espressa anche la Corte di Strasburgo per i diritti dell’uomo che con una sentenza dell’agosto 2015 aveva, al contrario, giudicato lecito che il nostro Paese continuasse a vietare le sperimentazioni sugli embrioni, ma non senza spaccature e posizioni contrastanti tra i giudici del tribunale europeo.

Ora, però, la Corte costituzionale tornerà proprio sull’articolo 13, che prevede una serie di restrizioni all’uso degli embrioni e che nel primo comma recita: “È vietata qualsiasi sperimentazione su ciascun embrione umano”. In questo modo viene vietato anche l’uso per fini scientifici degli embrioni non utilizzati nell’ambito della fecondazione assistita: in Italia sono circa 3.000 quelli dichiarati in stato di “abbandono”.

Quello che è successo in Gran Bretagna, potrebbe accadere anche in Italia “se non vi fossero i divieti senza fondamento che con la legge 40 sono stati introdotti”, commentano Filomena Gallo e Marco Cappato, segretario e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni che hanno promosso anche una petizione per chiedere di modificare la legge.

“Attualmente i Tribunali italiani – affermano – stanno colmando il vuoto della politica che, come sempre, è indietro rispetto alla scienza: la legge 40 ne è l’esempio. Stiamo affrontando un divieto che in altri Paesi è completamente superato, tanto è vero che sono stati autorizzati studi importanti che possono favorire la nascita di tanti bambini in un’epoca in cui si parla di un futuro demografico dell’Europa con poche nascite, in un’epoca in cui la scienza trova risposte a malattie un tempo incurabili, e lo fa proprio grazie all’utilizzo delle staminali”, dichiarano ancora Gallo e Cappato, secondo i quali “il governo dovrebbe eliminare questo divieto dalla legge 40 prima che intervengano nuovamente i giudici della Corte costituzionale e consentire ai nostri ricercatori di utilizzare embrioni/blastociti italiani senza dover importare cellule dall’estero”.

La sentenza della Consulta potrebbe riaprire la discussione su etica e ricerca che divide da sempre non solo l’opinione pubblica, ma anche la politica e la stessa comunità scientifica. In ogni caso, se quel comma venisse giudicato incostituzionale dalla Consulta, l’ennesima bocciatura dovrebbe portare a una nuova riflessione su una legge che già nel 2004 si mostrava arretrata e piena di incongruenze. Figuriamoci nel 2016.

Foto di Sandy Huffaker

Vedi anche

Altri articoli