La ricreazione è finita

Focus

Basta con pretestuose polemiche utili solo al posizionamento interno

Il lungo corteggiamento tra Di Maio e Salvini sembra infine arrivato al dunque e nelle prossime ore probabilmente nascerà un governo Lega-M5s accompagnato dallo sguardo affettuoso e benevolo di Silvio Berlusconi.

Un esito politicamente inevitabile data l’oggettiva affinità programmatica e di cultura politica tra le due forze vincitrici alle elezioni. L’idea che il m5s potesse considerarsi una “costola della sinistra” è crollata alla prova dei fatti. Anzi, la natura reazionaria di quel movimento sta emergendo in modo sempre più evidente.

Pensare che un accordo di governo col Pd l’avrebbe magicamente fatta scomparire era assolutamente velleitario: sarebbe stato il Pd a mutare (in peggio) la sua natura per effetto di quella scelta, non il contrario. Non foss’altro per i rapporti di forza. Oggi per noi si apre lo spazio dell’opposizione e sarebbe utile cominciare a discutere del profilo e delle modalità con cui svolgere questo compito. Cosa non semplice per un partito che sta in maggioranza da sette anni.

Un buon inizio potrebbe essere concentrarsi sulle contraddizioni che questo accordo sta aprendo tra i contraenti. E su come la scelta di governare insieme produrrà sofferenze in pezzi non piccoli dei loro blocchi elettorali nelle quali possiamo e dobbiamo provare a incunearci.

Invece, a giudicare da questi primi giorni, mi pare che nel Pd molti scelgano la via della tradizione, indulgendo nella polemica interna anche quando la logica suggerirebbe di enfatizzare le difficoltà in casa d’altri.

Ma davvero possiamo discutere tra noi del tasso di soddisfazione individuale e collettivo per la nascita di un governo Salvini-Di Maio? Nessuno è soddisfatto né felice, ma è l’esito del voto di milioni di italiani. Si chiama democrazia e non le si può mettere il broncio solo perché non ci piace il risultato.

Davvero dobbiamo assistere allo spettacolo di decine di autorevoli dirigenti del Pd che passano la giornata a polemizzare su una frase (peraltro smentita) attribuita in un retroscena? È questa la profondità di cui abbiamo bisogno? O non è forse questo modo di discutere tra noi una – anche se non certo la principale – delle ragioni della perdita di credibilità del Pd?

Molti dopo il 4 marzo hanno giustamente sottolineato la necessità di una riflessione seria, profonda e solenne sulle cause della sconfitta. Un auspicio che confligge con queste polemiche assurde, spesso sollevate proprio da quei dirigenti che nel frattempo invocano il ritorno ai “pensieri lunghi”.

Se continuiamo così, sprecando tempo ed energie in polemiche inutili, rischiamo di imboccare la strada nuova dell’opposizione col pilota automatico, finendo così per ripetere gli errori che ci hanno portato alla sconfitta.

In tanti hanno sottolineato come in quel risultato elettorale molto abbia pesato la percezione del Pd come partito dell’establishment. Attenzione oggi a riproporsi esattamente con lo stesso profilo: flat tax e reddito di cittadinanza non vanno contrastati perché costerebbero troppo (argomento che lascerei ai nostalgici dei governi tecnici), ma perché sono sbagliati in sé, per l’idea di società da cui nascono. Ancora, non basta dire viva l’Europa, senza spiegare come vorremmo cambiarla, perché questa Europa è una delle ragioni della crescita delle forze sovraniste.

Attenzione anche a pensare che il profilo dell’opposizione possa essere costruito immaginando di tornare alla sinistra (perdente) di vent’anni fa e ai temi di allora senza nemmeno un aggiornamento. Non è con le parole d’ordine di allora che torneremo a convincere gli italiani di oggi. E nemmeno immaginando di ripartire solo dalla costruzione di coalizioni tanto larghe quanto prive di una visione politica comune.

Per essere all’altezza del compito che ci attende occorre però anzitutto il coraggio della verità sugli errori del passato, che è cosa ben diversa dall’ossessiva ricerca del capro espiatorio. Se infatti, come tutto lascia credere, la formazione del governo Di Maio-Salvini si concretizzerà, per dirigenti e militanti del Pd il suo significato non può essere che uno solo: basta con pretestuose polemiche utili solo al posizionamento interno. La ricreazione è finita.

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