L’imbarazzante retromarcia del M5s sulla prescrizione

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Quando nel M5s dai tweet e dai post si deve passare a provvedimenti organici di alto grado tecnico la tragedia è alle porte

Dopo una settimana convulsa in cui i 5 Stelle hanno provato in tutti i modi a mettere la testa sotto la sabbia e a procrastinare la decisione, il momento è arrivato. La riforma Bonafede sulla prescrizione era insensata.

Come sempre, l’ordine parte dall’alto. «Dietrofront, ci siamo sbagliati». Come sempre, all’esterno viene tradotto con rassicuranti esternazioni a proposito di «motivi tecnici» o di «rinvii per coordinare il nuovo istituto». Rinvio al 2020, nel nostro caso, condizionando l’entrata in vigore all’approvazione della riforma del processo penale.

La verità però è una sola: l inadeguatezza del Movimento 5 stelle di fronte alla concreta gestione dell’attività di Governo. Quando dai tweet e dai post si deve passare a provvedimenti organici di alto grado tecnico la tragedia è alle porte. Molto spesso i provvedimenti non vengono alla luce, oppure si tramutano, in ritardo, in timide e sfuocate politiche molto lontane dal disegno originale.

Per tentare di far dimenticare la brutta pagina dell’utilizzo del decreto Genova per inserire il condono tombale (condono Di Maio per Ischia), al ministro Bonafede viene un’idea geniale. Inserire una riforma improvvisata di un tema delicatissimo e dirimente per l’intera macchina della giustizia come la prescrizione all’interno di un ddl anticorruzione.

Tralasciamo le forzature regolamentari che in sede di Commissioni Riunite hanno portato all’estensione dell’oggetto del ddl in corso e quindi alla ammissibilità “indotta” dell’emendamento prescrizione. Era proprio la riforma ad essere pasticciata.

Una eliminazione così brusca della prescrizione avrebbe leso irrimediabilmente il diritto ad un processo equo e alla sua ragionevole durata, garantito dall’art.111 della Costituzione. Non c’è bisogno del ministro Bonafede per essere consapevoli della necessità di arrivare ad un esito processuale di assoluzione o condanna. Ma non si può nemmeno permettere che un processo duri 20 anni, in quello che è stato autorevolmente definito un “processo infinito”. E neppure che si esegua la pena a troppa distanza dal fatto. Bisogna contemperare le due esigenze, mirando certamente alla certezza del processo e della pena, ma anche alla ragionevole durata del procedimento penale, che può essere affrontata solo con l’aumento del personale togato e amministrativo e con investimenti seri sulla informatizzazione dei processi. Di tutto questo non c’è traccia. Ecco allora che questo intervento sulla prescrizione ricorda tanto i salassi che praticavano i taumaturghi, che curavano le malattie basandosi solo sui sintomi senza conoscerne le cause; con esiti prevedibili.

Considerando che il 70% delle prescrizioni scatta durante la fase delle indagini preliminari serve a poco interrompere la prescrizione dopo il primo grado senza prima varare misure che deflazionino le notizie di reato che ingolfano le nostre procure; si deve fare in modo che la giustizia sia riservata ai reati di grave allarme sociale, per i quali può essere utilmente, a questo punto, allungata la prescrizione.

La prescrizione era già stata riformata durante i Governo Renzi e Gentiloni. L’equilibrio raggiunto dalla Riforma Orlando è indubbiamente importante, avendo realizzato un giusto compromesso tra necessità di arrivare alla risposta di giustizia e celerità dei processi, introducendo novità importanti sulla sospensione della prescrizione. Sono stati allungati i tempi di prescrizione, con la sospensione di 18 mesi tra sentenza di primo grado e giudizio d’appello e tra quest’ultimo giudizio e il ricorso in Cassazione. Si è inciso sui tempi morti del processo. Inoltre sono state inasprite le pene per i reati contro la pubblica amministrazione come i delitti di peculato, corruzione, corruzione in atti giudiziari e induzione indebita a dare o promettere utilità, allungando così anche i tempi della prescrizione. In questo modo, ad esempio, la prescrizione del reato di corruzione in atti giudiziari può arrivare fino a 20 anni, che rappresenta un tempo più che sufficiente entro cui i processi devono essere definiti. Infine, per i reati a danno dei minori è stata prevista la decorrenza posticipata della prescrizione a partire dal compimento del diciottesimo anno di età della vittima.

Quindi prima di riformare sarebbe stata necessaria una seria opera di monitoraggio degli effetti della nostra riforma. L’imbarazzante retromarcia a cui è stato costretto il Movimento 5 Stella da una parte non può che destare soddisfazione. Ma a questa si aggiunge la preoccupazione per una riforma più complessiva annunciata di cui non si comprendono i presupposti e i contenuti. Per correggere alcune indubbie difficoltà del nostro sistema si rischia di scardinarlo, facendo saltare tutte le garanzie (peraltro di rango costituzionale) a presidio dei diritti di tutti, anzitutto delle vittime innocenti e dei loro cari, che si vedrebbero parte di un provvedimento penale di durata illimitata.

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