La sceneggiata M5S sullo sgombero di Casapound

Focus

L’ennesima messinscena politica da parte dei grillini

Oggi è andata in scena una nuova (l’ennesima) finzione politica targata Movimento 5 Stelle. 

Da una parte, per mano della sindaca Raggi, il Movimento si è fregiato di aver chiesto la rimozione della scritta in marmo “Casapound” posta sulla facciata dell’edificio romano occupato dal movimento di estrema destra. Dall’altra parte, a poche ore di distanza, Il M5S ha invece votato contro l’ordine del giorno al decreto Sicurezza bis, presentato dal Partito Democratico, che prevedeva proprio lo sgombero di quello stabile.

Mentre andava in scena la piazzata della sindaca di Roma, accompagnata da Digos e Polizia Municipale – con tanto di circo mediatico alle spalle – i deputati M5S facevano in modo che quell’edificio rimanesse nelle mani del movimento di estrema destra, tanto vicino al loro alleato di maggioranza Matteo Salvini.

In verità la sceneggiata sullo sgombero di CasaPound da parte della Raggi va avanti ormai da settimane, anzi mesi. Lo ricorda oggi in una nota il coordinatore dei Forum della segreteria nazionale Pd, Marco Furfaro, sottolineando come nei mesi scorsi il consiglio comunale della Capitale aveva già approvato una mozione Dem che chiedeva lo sgombero della sede di CasaPound all’Esquilino. “Una mozione – sottolinea Furfaro – disattesa anche per l’incapacità del Sindaco Raggi di farsi valere con il Ministro Salvini, alleato di ferro del Vicepremier e capo politico del M5S Luigi Di Maio”.

E il punto politico è proprio questo: votare insieme a Salvini per evitare lo sgombero degli abusivi di Casapound (in Parlamento). Il tutto mentre veniva dato in pasto ai media l’idea che il Movimento fosse favorevole allo sgombero (vedi la sceneggiata della sindaca).

C’è però un altro aspetto che i grillini non dovrebbero sottovalutare, al di là del loro palese sostegno al gruppo neofascista. Ovvero il costo dello Stato legato a quell’occupazione: i mancati introiti di quello stabile, infatti, sono stati stimati in 4,6 milioni di euro. Tutti soldi persi dai contribuenti. Altro che cambiamento.

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