La sonda InSight è arrivata su Marte

Focus

La missione della Nasa esplorerà il pianeta rosso per due anni. Con il contributo dell’Italia

 

I sette minuti di terrore, come li chiamano alla Nasa, sono quelli che ha impiegato ieri sera il lander InSight (Interior Exploration using Seismic Investigations, Geodesy and Heat Transport) a scendere e posarsi sul suolo marziano con successo. Sette minuti nei quali la sonda americana ha impattato la tenue atmosfera marziana alla velocità di 19.800 chilometri orari, un’atmosfera troppo rarefatta per contare su un effetto frenante. Sette minuti nei quali, se qualcosa fosse andato storto, la sala controllo non avrebbe potuto intervenire in alcun modo a correggere da Terra gli errori: qualunque segnale avrebbe impiegato più di otto minuti per raggiungere la sonda. Troppi.

Anche per questo ogni impresa su Marte è ad alto rischio e a fronte di molti schianti sulla superficie del pianeta rosso è con comprensibile orgoglio che subito dopo il touchdown l’amministratore della Nasa, Jim Bridestine, ha affermato: ”Siamo atterrati con successo su Marte per l’ottava volta nella storia dell’umanità. InSight studierà l’interno di Marte e ci insegnerà scienza preziosa visto che ci prepariamo a inviare astronauti sulla Luna e più tardi su Marte”.

Dopo un viaggio di sette mesi circa (è stata lanciata il 5 maggio scorso dalla base di Vandenberg in California) e dopo 458 milioni di chilometri percorsi, la missione della Nasa ha concluso felicemente la sua prima fase. Oltre ad aver toccato il suolo sulla piatta e soffice superficie lavica, detta Elysium Planitia, InSight ha anche comunicato di aver dispiegato regolarmente i pannelli solari che ne alimenteranno le prossime operazioni scientifiche. Un rammarico in più per gli europei, ricordando l’infelice schianto della sonda Schiaparelli.

Ci si consola pensando che i due principali strumenti d’investigazione del lander, il sismometro e il sensore termico, per misurare l’attività sismica e la temperatura interna del pianeta, sono stati realizzati rispettivamente dall’Agenzia spaziale francese (Cnes) e da quella tedesca (Dlr) con la collaborazione di altre istituzioni scientifiche europee. Da ora al novembre 2020, termine previsto della missione, InSight sarà il primo lander a scavare in profondità il suolo marziano per gettare luce sulla struttura interna del pianeta.

Finora infatti, i lander precedenti non si sono spinti oltre pochi centimetri, mentre InSight è dotato di una “talpa” che si insinuerà sotto una zona superficiale fine e sabbiosa, cercando di conquistare di millimetro in millimetro la profondità di 5 metri. La talpa, una sorta di matitone appuntito, porta con sé il sensore termico che dovrà misurare la temperatura interna del pianeta.

E’ importante scendere a una profondità dove la temperatura rimane costante e non risulta influenzata né dall’alternarsi del dì e della notte, né da quello stagionale. In tal caso, il valore di temperatura rilevato “sarà determinato dalla quantità di calore emessa dal nucleo del pianeta” –come ha spiegato nella newsletter on-line dell’Istituto nazionale di astrofisica, Roberto Orosei, il ricercatore dell’Inaf autore della recente scoperta di acqua liquida sotto la superficie marziana.

Misure, quelle relative alla temperatura interna, importanti anche per determinare la storia di Marte ed eventualmente spiegare la conclusione della sua attività vulcanica. Senza considerare che capire la storia di Marte significa anche gettare luce sull’evoluzione di tutti i pianeti a superficie rocciosa del sistema solare, Terra compresa.

Alla missione InSight hanno contribuito anche la ricerca e l’industria italiane. Sul suolo marziano ieri sera è arrivato anche LaRRI (Laser RetroReflector for InSight), un oggettino di 25 grammi e poco più di 5 centimetri di diametro che sta comodamente nel palmo di una mano. E’ un retro riflettore laser miniaturizzato, realizzato dai Laboratori nazionali di Frascati dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, con la collaborazione dell’Agenzia spaziale italiana. Servirà soprattutto a definire con maggior precisione la posizione del lander, riflettendo il raggio laser originato da un satellite orbitante intorno al pianeta.

Il contributo italiano alla missione è giunto anche dal Sardinia Radio Telescope di Cagliari che ha seguito passo dopo passo le fasi dell’atterraggio di InSight e dal sensore d’assetto, lo star tracker, prodotto dagli stabilimenti di Campo Bisenzio della Leonardo. Un sensore che ha guidato la sonda nel suo lungo viaggio alla volta di Marte. Osservando il cielo stellato con il proprio telescopio e confrontando i dati con la  mappa stellare (di circa 3000 stelle) registrata al suo interno, lo strumento ha permesso la verifica continua dell’orientamento della sonda, contribuendo a non farla finire fuori rotta.

In attesa delle  prossime missioni marziane programmate nel 2020 (l’europea ExoMars 2020 e la statunitense Mars 2020) non ci resta che seguire i passi di InSight. Ieri, subito dopo l’atterraggio, la prima foto di Marte attraverso una lente sporca di polvere ci ha restituito di colpo un senso d’avventura per l’esplorazione umana che credevamo dimenticato.

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