La staffetta? Porta male. Il finto patto Craxi-De Mita

Focus

L’incontro segreto in un convento sull’Appia antica nel 1983

Se davvero Di Maio e Salvini ci stanno facendo un pensierino, alla staffetta, s’informino. Perché “il” precedente non è edificante.

Bettino Craxi e Ciriaco De Mita si detestavano, si sa. Una leggendaria contrapposizione, politica e caratteriale. Come talvolta accade nella storia, i due nemici si accordarono: ma in realtà questa intesa – passata alla storia come il “patto della staffetta” – fu un gigantesco equivoco. Forse voluto da uno dei due. O da entrambi.

Il patto della staffetta era un’idea di De Mita. Era il riconoscimento a suo modo solenne del peso dei socialisti che con Craxi, agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso (sic) avevano conquistato uno spazio politico, più che elettorale, notevolissimo e si identificavano con il nuovo boom economico di quegli anni.

Dunque nell’estate del 1983, dopo elezioni che segnarono un vistosissimo calo della Dc di De Mita, quest’ultimo organizzò un incontro segreto con il leader del Garofano nientemeno che in un convento sull’Appia antica, lontanissimo da orecchie indiscrete. Il discorso di De Mita era ragionevole: “Vai tu a palazzo Chigi, poi lasci a un democristiano” (all’uomo di Nusco non importava diventare lui presidente del Consiglio: all’epoca il segretario del maggiore partito era persino più importante).

Craxi divenne premier e durò 4 anni. Dunque non ci fu nessuna staffetta.

La Dc era sempre più nervosa, e dentro il partito i nemici di De Mita, che non erano pochi, lo rimproveravano di essersi fatto gabbare. Ma lui ripeteva nelle piazze: “Staranno ai patti? Io vi dico di sì…”. E davanti al sinedrio democristiano riunito alla Camilluccia, leggendario teatro delle riunioni riservate, nel gennaio del 1984 spiegava: “Anche se non ci parliamo spesso, non ho motivo per dubitare che Craxi mantenga gli impegni presi”.

Quella’altro, Craxi, non diede mai peso al patto della staffetta: per lui non c’era mai stato alcun patto. Stava a palazzo Chigi, aveva l’Italia in mano. Macché De Mita! Tanto che Craxi a Mixer, il mitico programma di Minoli,  sconfessò qualsiasi ipotesi di staffetta, mandando su tutte le furie l’avellinese De Mita. E così abbiamo liquidato la staffetta”, disse ai cronisti lasciando gli studi di via Teulada.

In seguito, la Dc gliela fece pagare, e Craxi non tornò mai più a palazzo Chigi. Dove invece per qualche tempo andò proprio De Mita. Senza che vi fosse alcun patto. Che forse non c’è mai stato.

 

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