La stella Kamala eclissa il vecchio Biden

Focus

La senatrice californiana con la sua aggressività ha messo in difficoltà l’ex vicepresidente apparso arrugginito, anche se resta sempre il favorito

Il primo dibattito tra i 20 candidati democratici a Miami (spalmato in due sere) ha messo in luce la senatrice cinquantacinquenne californiana Kamala Harris, che ha messo in difficoltà l’ex presidente Joe Biden, super favorito per la nomination. Ma scopriamo brevemente chi sono.

Kamala Harris

La vincitrice dei due giorni di dibattito per le primarie americane è Kamala Harris. Cinquantacinquenne californiana nata da madre indiana e padre giamaicano ha messo in difficoltà il favorito Joe Biden sulla lotta alla segregazione razziale. Precisando di non credere che l’ex vicepresidente sia razzista ha sottolineato come negli anni Settanta si sia opposto al cosiddetto busing, uno dei modi usati dal governo per mettere fine alla segregazione razziale. E’ stata nella sua carriera vice procuratore distrettuale della Contea di Alameda, procuratore generale di San Francisco e infine Attorney general della California. E’ esponente della nuova sinistra e questo potrebbe portarle molti consensi in un elettorato che dopo gli anni di Trump si è molto polarizzato. Suoi temi forte sono l’immigrazione, tema su cui ha attaccato in modo energico il presidente Trump, il razzismo e i diritti civili.

Joe Biden

Joe Biden è il grande favorito alla nomination democratica. Tutti i sondaggi realizzati lo vedono in testa, e anche nel confronto con Trump al momento sembrerebbe vincitore. Ma tra lui e la nomination ci sono le primarie democratiche e tanti candidati validi e agguerriti. L’ex vice di Obama nel primo dibattito è stato costretto sulla difensiva dagli sfidanti. Da sette anni non affrontava un dibattito e si è visto. E’ apparso impacciato e in difficoltà. Il suo grande problema è che l’elettorato dem sembra essersi spostato a sinistra e il suo essere moderato è un’arma a doppio taglio. Da parte sua, però, può contare sulla grande esperienza e sulla credibilità internazionale costruita in otto anni di vicepresidenza. Se vuole vincere dovrà essere più aggressivo nei confronti, anche perché in caso di nomination se la dovrà vedere con Trump che fa dell’aggressività il suo marchio di fabbrica.

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