La storia di Naomi: “Col pallone ‘Dimentico tutto'”

Focus

Naomi Panariello gioca la partita più importante fuori dal campo di calcio

Per sei anni è riuscita a starsene tranquilla a casa, come le avevano consigliato i medici. Poi è tornata sui campi e a rischiare. Troppo forte la passione per il calcio. E così, alla faccia di una piastrinopenia (una malattia autoimmune della coagulazione del sangue), oggi gioca nella squadra femminile del Real Aglianese.

Lei è Naomi Panariello, nata a Potenza nel ’95, residente a Montemurlo (Po) da quando aveva 9 anni, commessa in un negozio di un centro commerciale di Campi Bisanzio (Fi) e studentessa di scienze infermieristiche a Pistoia, perché “sin da ragazzina – afferma – ho sempre sognato di diventare medico o infermiera per aiutare chi ha bisogno. E spero di riuscirci, completando i miei studi”.

Naomi ha scoperto la sua malattia all’età di 13 anni. “Agli inizi – dice – non sapevo cosa fosse, quindi ero abbastanza tranquilla. Quando, invece, mi sono resa conto che una piccola ferita può essere letale e che questa patologia porta anche ad emorragie interne, ho iniziato a preoccuparmi. Per anni ho avuto paura di fare le cose più semplici, come: tagliare il pane o andare in bici. Per lunghi periodi dell’adolescenza mi sono sentita bloccata. Le difficoltà sono state tante e le ho superate con l’aiuto della mia famiglia e della mia comunità Cristiana evangelica. Sono testarda e so cosa voglio fare. Con il tempo ho cominciato a buttarmi nei miei interessi, ma sempre con la paura di farmi male. Posso dire di aver superato buona parte di quest’ansia e imparato a convivere con la malattia. Non ne sento più il peso come un tempo. Ho ripreso a giocare a calcio l’anno scorso perché i valori delle piastrine sono tornati normali. Fin da bambina ho praticato questo sport. Mi piace perché è un’attività in cui non ci si può tirare indietro, bisogna essere forti. Ed io ho bisogno di sentirmi tosta come gli altri. Giocare a calcio è un modo per dire che posso farcela e che di fronte alle difficoltà non mi tiro indietro.  La malattia è sempre presente, non regredirà, oggi si è stabilizzata. Con accertamenti continui posso svolgere una vita normale. Certo, alcune ferite possono essere letali. Ma preferisco non concentrarmi sul problema, altrimenti non vivo più. Per ora non seguo alcuna terapia. Cerco soltanto di stare attenta”.

Naomi fa volontariato all’ospedale Meyer di Firenze e suona la chitarra, ama quasi tutti i generi musicali, tranne il rock. “Prima di entrare in campo – afferma – e per caricarmi, ascolto Emma Marrone, una in particolare, Dimentico tutto, perché mi rispecchia molto e mi dà coraggio. Vorrei incontrare questa cantante e dirle che la sua musica mi ha salvata. In futuro? Forse la malattia peggiorerà, c’è questo rischio, cercherò di affrontarla. Non mi spaventa. Ora voglio concentrarmi solo sulla mia passione: il pallone”.

 

 

 

 

Vedi anche

Altri articoli