La Storia, i suoi nascondigli, la sinistra. Sentenza storica sul processo Condor

Focus

La Corte di Assise e di Appello di Roma ha condannato all’ergastolo tutti gli imputati

Ieri ho riletto “La storia”, di Eugenio Montale. Di solito, quando lo faccio, non so oppormi a un senso di impotenza. Quei versi sembrano invitare alla resa, alla rassegnazione con quel rimando a buche, cripte, nascondigli dove la verità, la giustizia, possono essere inghiottite per sempre.

La storia non è prodotta
da chi la pensa e neppure
da chi l’ignora […].
La storia non è poi 
la devastante ruspa che si dice.
Lascia sottopassaggi, cripte, buche
e nascondigli. […].
La storia gratta il fondo
come una rete a strascico
con qualche strappo e più di un pesce sfugge.

Però ieri è stato diverso. Ieri la Corte di Assise e di Appello di Roma ha condannato all’ergastolo tutti gli imputati del processo Condor. Un processo iniziato in Italia nel 2013, ma che arriva da lontano, da quando nel 1992 vennero scoperti in Paraguay archivi con elenchi di migliaia di vittime delle dittature e che configurano il Plan Condor: il terribile piano delle dittature sudamericane di Argentina, Brasile, Cile, Bolivia, Perù, Paraguay e Uruguay che aveva come obiettivo la soppressione fisica e politica degli oppositori ai regimi, quali studenti, politici, sindacalisti. Si parla di qualcosa come 50.000 persone uccise, 30.000 desaparecide e 400.000 imprigionate. E in quel tribunale, durante e dopo la lettura della sentenza, c’erano molti occhi lucidi, bagnati da lacrime liberatorie, quelle che salgono alle ciglia spinte da un’emozione a lungo repressa, covata nella rabbia e nel dolore e che finalmente può sciogliersi in pianto.

Occhi che per anni, implacabilmente hanno indagato, studiato, cercato, protestato, lottato perché la loro verità non finisse inghiottita nelle pieghe di una storia a volte ingenerosa. Occhi che per anni, decenni, hanno percorso il Sudamerica in lungo e in largo scrutando i volti di migliaia di giovani, cercando tracce familiari, espressioni e gesti cari ormai cancellate da una storia feroce e terribile. Occhi che per troppo tempo hanno cercato verità e giustizia per i diritti negati ai propri familiari: il diritto di manifestare le proprie idee, il diritto di poter vivere coi propri compagni e con le proprie famiglie, il diritto stesso di vivere.

Quegli occhi, ieri li ho osservati a lungo, perché raccontavano la Storia. E la Storia, in quell’aula di tribunale dove campeggiava la scritta “La legge è uguale per tutti”, ha tirato quella rete a strascico di cui parla Montale, ma per una volta nessun pesce è sfuggito. No, ieri la storia è stata quella che cantava De Gregori, quella che “non si ferma davvero davanti a un portone”, che “non ha nascondigli”, che “dà torto o dà ragione”.

E ha dato torto ai dittatori, ai criminali, a chi ha sequestrato tanti giovani, ha torturato, ha ucciso, ha fatto sparire per sempre seminando morte e dolore.

Ha dato ragione a chi non si è arreso, a chi ha pensato di stare nella Storia e fare la Storia, a chi ha combattuto per avere verità, giustizia, dignità.

E ieri, la sentenza che ha comminato 27 ergastoli ha fatto la Storia. E noi, il PD, la Sinistra, eravamo là (al contrario del Governo che non ha ritenuto di dover essere presente con alcun rappresentante), costituiti in parte civile, a testimoniare che i diritti umani non hanno data di scadenza e che non è mai troppo tardi per restituire dignità e giustizia. E la Sinistra questo deve fare, in ogni tempo e a ogni latitudine: battersi per la dignità e il riscatto degli oppressi.

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