La strada di Natalia

Focus

La bellissima biografia della Ginzburg di Sandra Petrignani che è nella cinquina del Premio Strega

Da molti anni Sandra Petrignani è impegnata a ricostruire le vite – le “vite” anche interiori, non solo le biografie – di grandi scrittrici del Novecento, da La scrittrice abita qui (dove si raccontava di Yourcenar, Virginia Woolf, Colette e altre dee della letteratura) al meraviglioso Marguerite (la grande Duras) fino a questo La Corsara, dedicato alla imponente figura di Natalia Ginzburg (Neri Pozza), che è entrato nella cinquina per il Premio Strega.

E Petrignani segue dunque questa sua missione con l’eleganza della scrittrice, la pignoleria giornalistica, la partecipazione personale – in questo caso più che mai – alla storia della sua eroina. Usiamo questo termine non a caso perché Natalia Ginzburg è stata per davvero un’eroina, una combattente nella sua travagliata vita, una militante della letteratura, una costruttrice di linguaggi e emozioni, persino in un certo senso un’imprenditrice della cultura: una Corsara, appunto.

Tutta la bibliografia della Ginzburg – come quella di tutto il “giro” Einaudi, dal marito Leone Ginzburg a Calvino, a suo modo Pavese – è d’altronde fondata su una insopprimibile istanza morale, nel senso della scoperta del mondo e delle sue contraddizioni, tanto dell’orribile realtà della guerra e della morte come nell’allegria dell’aria di casa.

Di qui, una letteratura densa: “E’ una scrittrice molto moderna – ci dice Sandra Petrignani – lei è una vera scrittrice del Novecento che fa i conti con le avanguardie e la grande letteratura straniera. E si inventa via via varie forme di romanzo”. Non sempre fu capita, la Ginzburg, anche se amata dal grande pubblico soprattutto dopo Lessico famigliare. Andrebbe riscoperta per bene.

Una donna non facile, Natalia, dura,  forte – forte anche nelle sue debolezze. La sua strada fu tortuosa come quelle di tutti, ma in un certo senso fu anche una strada dritta, lineare. Fu la sua Strada che va in città (uno dei primissimi racconti), fu La strada di Swann di Proust da lei tradotto così invece di un più evanescente Dalla parte di Swann che pure è più esatto. Ecco, la strada di Natalia Ginzburg fu perentoria, come la sua letteratura.

“C’era un vuoto su Natalia Ginzburg – spiega Petrignani – e non era possibile che un personaggio così grande per la nostra letteratura non venisse “raccontata”. Io ho cercato di fare una biografia vera, non c’è nulla di romanzato, ma tentando di narrare una storia, di fare un ritratto di una donna passionale anche se in apparenza fredda. No, non era affatto fredda, Natalia, anzi era mossa da una grande ansia di fare“.

Appunto, un’esigenza morale che stava alla base di tutta la letteratura degli einaudiani: “Certo, con in più, per lei, la forza della lezione di Leone Ginzburg, che morendo le dice: ‘Sii utile agli altri”. E lei si impegna, eccome. Nel privato, nella famiglia, fra tragedie e momenti felici. Nell’editoria, con l’Einaudi. Legge, promuove, contribuisce ad aprire la cultura italiana al mondo: Proust, Hemingway, per dire. E poi scrivere, scrivere, scrivere: anche questo è un modo per  essere “utile agli altri”.

Fino alla politica, con la quale trattenne un rapporto complesso (“Io non ci capisco niente”, diceva ai dirigenti del Pci che la candidarono nel 1983 – e invece ci capiva eccome). Portò un’oncia di poesia nella politica con rari e brevi interventi sulla pace e il disarmo o sulle donne. Troppo poco, ce ne sarebbe stato ancora bisogno nella stagione della grande risacca delle parole e della politica.

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