Come la trattativa con l’Europa è finita su un binario morto

Focus

Incontri al G20 di Buenos Aires. Ma il braccio di ferro appare senza via d’uscita

A che punto è la trattativa tra Roma e Bruxelles sulla manovra? A una situazione di stallo e di attesa, senza vie d’uscita o quantomeno senza soluzioni risolutive. Da una parte l’indisponibilità italiana nel fare modifiche sostanziali;  dall’altra l’intransigenza dell’Ue, che chiede di ridurre il deficit in maniera molto più consistente. Tradotto: è un negoziato che continua a viaggiare sempre sullo stesso binario morto, che inevitabilmente porterà allo scontro.
Ieri, nei vertici prima della partenza di Giuseppe Conte e Giovanni Tria per il G20 di Buenos Aires, non è arrivata alcuna novità sostanziale nonostante le promesse di dialogo fatte con Bruxelles. È arrivato invece un preciso messaggio da parte di Sergio Mattarella, che ha chiesto ancora una volta un bilancio solido per sostenere le fasce sociali più deboli. Ed è arrivata la richiesta, l’ennesima, del Fondo monetario internazionale, che ha chiesto all’Italia di impegnarsi di più per risanare il bilancio pubblico.
Eppure i gialloverdi tirano dritto. Continuano a dichiarare di voler “dialogare con l’Europa” e allo stesso tempo, paradossalmente, chiudono a sostanziali passi indietro. Come dire: vogliamo sederci a tavolino ma non partecipiamo all’incontro.
Non a caso la manovra prosegue il suo iter parlamentare senza alcuna modifica ai capitoli di spesa rilevanti (quello sotto accusa nel confronto con la Commissione europea). Secondo alcune fonti parlamentari il governo sta addirittura pensando alla fiducia sul testo che approderà a Monteciotrio lunedì 3 dicembre. Per le modifiche se ne riparlerebbe quindi in Senato.
Di certo la procedura di infrazione non verrà scongiurata con le sole parole. Lo sa bene il ministro Tria che ha aperto ad alcune modifiche, chiedendo al suo stesso governo maggiore prudenza sulla spesa e maggiore responsabilità. Secondo alcune indiscrezioni Tria spingerebbe addirittura per riformulare la manovra con un deficit vicino al 2%, che è l’asticella che l’Europa potrebbe accettare. Ma non è affatto detto che Tria riesca vincere la battaglia col duo Salvini-Di Maio. Anzi, a dire il vero già una volta abbiamo assistito a una sua sonora sconfitta in una diatriba analoga con i due leader gialloverdi.
La trattativa resta dunque in salita. Lo dimostra il fatto che ieri il commissario europeo Dombrovkis è tornato a vestire i panni del falco avvertendo che la correzione del deficit dovrà essere significativa e che non basterà la riduzione di alcuni decimali (quel 2,2% cui aveva aperto Salvini quando ha sottolineato di non volersi “impiccare sui decimali”).
Per ora tutto fermo anche a Motecitorio: eventuali modifiche arriveranno eventualmente solo durante il passaggio al Senato. Conte e Tria sperano nei bilaterali che avranno a margine del G20 di Buenos Aires, con Juncker e Moscovici e con i ministri dell’Economia degli altri protagonisti importanti dell’Eurozona, come il francese Bruno Le Maire e il tedesco Olaf Scholz.
Ma i veri appuntamenti cruciali – al di là degli incontri di stasera, che forse poco smuoveranno – saranno il Consiglio europeo del 13 e 14 dicembre e la data del 19, giorno in cui Bruxelles potrebbe presentare le raccomandazioni che verranno poi sottoposte all’Ecofin cruciale del 22 gennaio. In quella sede, infatti, potrebbe aprirsi formalmente la procedura di infrazione per deficit eccessivo.
Quel che è certo è che in un contesto così complicato non giova lo scontro interno al governo, con Salvini che addirittura ieri ha stoppato Conte sul global compact. Forse è la prima volta che un vicepremier blocchi un premier, smentendolo. Inoltre, le acque sono abbastanza agitate anche fra i gruppi europarlamentari di M5s e Lega: in queste ore proprio a Strasburgo, su una richiesta avanzata dai socialisti di discutere del global compact, i due gruppi hanno votato in maniera discordante: la lega contraria, il M5s a favore.
Non si comprende quindi come si possa arrivare a una soluzione condivisa sulla manovra – premessa fondamentale per convincere tutti gli altri partner europei – se all’interno della stessa maggioranza persistono sempre più elementi di contrasto e polemica.

Vedi anche

Altri articoli