La vittoria della sinistra in Danimarca e quelle semplificazioni inaccettabili

Focus

Chi dice che i socialdemocratici hanno vinto “grazie alla linea dura sull’immigrazione” banalizza un risultato che invece è molto più profondo

Si fa un gran parlare, da giorni, dell’esito delle elezioni in Danimarca, che hanno premiato i socialdemocratici di Mette Frederiksen, la 42enne leader che ora avrà il compito di avviare le consultazioni per la formazione del nuovo governo. Se ne parla perché, in primo luogo, conferma quella che sembra ormai una tendenza a livello europeo, e cioè un rafforzamento del campo progressista e riformista. In secondo luogo perché, come successo in molti altri Paesi in tempi recenti questo rafforzamento è accompagnato da un crollo dell’estrema destra. E infine perché è partito un gran dibattito sui motivi che avrebbero spinto i cittadini danesi a dare fiducia ai socialdemocratici e bocciare il blocco conservatore che il governo del primo ministro Lars Løkke Rasmussen.

Quello che leggete su praticamente tutti i quotidiani italiani è che la sinistra ha vinto a Copenhagen grazie “alla linea dura sull’immigrazione”. Una semplificazione che non rende giustizia al tipo di campagna elettorale svolto dai socialdemocratici, ma che è parte di una realtà che non può essere nascosta. La Frederiksen ha lavorato bene e comunicato bene. Ha puntato molto  su welfare e ambiente, sulla difesa sociale dei cittadini danesi e sulla lotta contro le conseguenze potenzialmente devastanti dei cambiamenti climatici. E proprio quando si parla di welfare, soprattutto nei Paesi scandinavi, non si può non parlare di immigrazione.

Se la narrazione politico-comunicativa, da noi, è legata al fatto che gli immigrati “rubano il lavoro” agli italiani, nei Paesi del Nord, in passato, ha fatto presa il racconto improntato sul fatto che gli immigrati qui “approfittano del nostro welfare”. Un assunto che ha attecchito, per esempio, qualche anno fa in Svezia e davanti al quale anche i socialdemocratici danesi si sono adeguati. Vale la pena ricordare che in Danimarca gli immigrati rappresentano il 13% della popolazione e quando si parla di posizioni “anti-migranti” dimenticatevi gli eccessi razzisti di Salvini o della Meloni.

Secondo molti analisti internazionali, però, questa posizione della sinistra ha avuto un’influenza molto relativa sul voto dei danesi. Anzi, storicamente, quando i progressisti assumono posizioni che si avvicinano a quelle della destra sull’immigrazione, rendono il voto verso quella stessa destra molto più potabile. La situazione, insomma, è molto più complessa e, se permettete, più interessante di come viene raccontata sui media in cui, come spesso succede, anche quello che succede fuori dai nostri confini, viene piegato a becere e improbabili logiche di propaganda politica.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli