La Woodstock renziana come un campo di calcio

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Da venerdì pomeriggio a domenica il Lingotto di Renzi

Tre giorni di politica – se ci saranno anche pace, amore e musica tanto meglio per chi ci sarà. Ecco il Lingotto di Renzi, una Woodstock dei pensieri da scambiare e da mettere in circolo.

Sangue nuovo alle istituzioni, vitamine per la politica: non a caso i colori scelti per la kermesse torinese sono il blu e il rosso “che Matteo mi ha chiesto di rendere ancora più acceso” dice Massimo Gramigni, l’organizzatore dell’evento che parte venerdì alle 17,30 e termina domenica all’ora di pranzo.

Tutti in trolley, direzione Torino: in cammino. Tornare a casa per ripartire insieme: questo lo slogan scelto per il Lingotto 2017 , un ritorno alle origini per il popolo del Pd, dove tutto nacque.

Dieci anni fa, il 27 giugno del 2007, fu Walter Veltroni a raccontare in 33 cartelle un partito che avrebbe preso il 33% alle politiche, un partito “dall’ambizione al tempo stesso non autosufficiente ma maggioritaria”. Così parlava l’allora sindaco di Roma che uscì benedetto dal Lingotto portando alle primarie del 14 ottobre più 3 milioni di persone che lo elessero segretario con il 75% dei voti.

Tantissima acqua è passata. Ma Renzi riparte da lì. Dopo lo stop del referendum, dopo le dimissioni, dopo tutto. Ha preso la valigia con le rotelle questo ex sindaco, ex premier, ex golden boy della politica italiana e si è rimesso in coda, come tanti, col solo bagaglio a mano.

Dall’io al noi il passo non è poi così lungo, basta accorciare le distanze, mettersi tutti sullo stesso piano, parlare, confrontarsi. Come si fa d’estate, i falò in spiaggia, seduti in cerchio a parlare. Un girotondo di idee. Almeno questo è l’intento.

La base è un campo di calcio dove però non ci sono attaccanti, pressing e goal, ma solo palleggi, passaggi, allenamenti.

“Il Lingotto è un campo da calcio: 140 metri di lunghezza, 55 di larghezza e 10 di altezza. Quello che abbiamo fatto è trasformarlo in un ovale, circondato da 12 stanze insonorizzate e separate tra loro da pannelli alti 4 metri”, spiega infatti Gramigni. E qui c’è da fare il punto sul personaggio: classe 1957, trent’anni di concerti alle spalle, ha iniziato con Lucio Dalla a Firenze il 25 aprile del 1979, poi Patti Smith, Peter Gabriel, i Radiohead. Uno che la musica ce l’ha nel sangue, come ha nella memoria il volto di Enrico Berlinguer, “ho cominciato a interessarmi di politica con lui”, uno che a Massimo D’Alema, in un confronto sul referendum costituzionale, ha detto “se avessi letto i quaderni di Gramsci voteresti Sì”, uno che per spiegare il Lingotto dice così :”Se la musica nel mondo è un linguaggio universale che tiene insieme donne e uomini allora è Lingotto: qui ognuno verrà a suonare uno strumento, la partitura la scriveremo insieme”.

La selezione musicale della Woodstock renziana è affidata a Veronique “una che la musica la sente prima che arrivi a tutti: i Muse li ha scoperti lei”.

La musica delle idee della politica che costruirà la mozione di Renzi verrà fuori al termine di questo lungo week end dove in ognuno dei 12 tavoli suddivisi per temi lavoreranno 50 persone, mentre l’ovale centrale ne contiene circa 800, il tutto rigorosamente in streaming, “di più, in megastreaming: chi si collegherà per seguire i lavori dal web potrà accedere a ciascuno dei tavoli perché saranno tutti on line. Altro che cinquestelle”. C’è solo un piccolo problema che impensierisce Gramigni: “Juve-Milan venerdì sera. Sarà dura tenere i lingottiani ai tavoli ma in questo caso confidiamo sulle nuove tecnologie: una volta la domenica a pranzo si stava con le radioline alle orecchie, adesso ci sono gli smartphone!”.

Al di là di tutto questo, c’è l’aspettativa per la rentrée in grande stile dell’ex segretario, per il programma che ha in mente per riconquistare la leadership del Pd, e tutto il resto che forse verrà.

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