Il mio Abruzzo

Focus

L’accaduto è anche una dura lezione che ci giunge dalle leggi della natura e dai comportamenti degli uomini che hanno evidentemente violato i loro doveri.

Questa terra è la mia terra. Ieri al funerale delle vittime del 118 dove hanno perso la vita 6 persone, l’Arcivescovo dell’Aquila Monsignor Petrocchi ha detto “Dio è Abruzzese”. Tra le lacrime, ho trovato sollievo dalle sue parole. Quando la terra tremò nel 2009 ebbi paura di lei, mi sembrava una terra incattivita, con un orco assassino che si impossessava di case, borghi e città e ci prendeva 309 innocenti.
In questi quasi otto anni dal 6 aprile 2009 non ho fatto altro che lavorare per ridare storia,vita e dignità alla mia gente. Ho lottato con i sindaci e tanti altri per convincere i diversi governi a cimentarsi con la ricostruzione. E finalmente grazie allo sforzo fatto in questi anni la mia terra è tornata a credere in se stessa. Ecco però che tra il 24 agosto ed il 30 ottobre le ripetute e violente scosse hanno riportato morte e distruzione nel CentroItalia e si è precipitosamente allargata l’area del dolore.
Cambia di nuovo l’atteggiamento della mia gente, torna la paura, l’insicurezza. Si torna a chiudere le scuole,a constatare i danni, ad una nuova emergenza. Questa terra è la mia terra, e dobbiamo di nuovo rialzare la testa. 14 comuni terremotati, alcuni di questi comuni già colpiti nel 2009. Siamo fatti così noi abruzzesi, forti e gentili, ricominciamo ancora una volta da capo. Ma questa terra, che è la mia terra, non si ferma.
E gennaio inizia con una grande nevicata, niente di eccezionale, ma una parte d’Abruzzo va in tilt e mentre i piccoli comuni montani con i loro spazzaneve riescono a pulire le strade, l’Anas non riesce a tenere una statale ampia e ad alta percorrenza che collega Sulmona all’altipiano delle Cinque Miglia. Per 3 giorni la strada rimane chiusa. Su questa assurdo disservizio,ho fatto anche una interrogazione in Senato.
Ma solo una settimana dopo, neve, tanta, veramente tanta ed ovunque.Ai mezzi disponibili degli enti locali, si aggiungono i mezzi Anas e di Autostrada dei Parchi, nonostante la mobilitazione, il coinvolgimento della protezione civile e dell’esercito le strade cominciano a intasarsi. Ma la tragedia incombe, Enel e Terna vanno in tilt per 200000 utenze (circa la metà della popolazione abruzzese) con quello che ne consegue, riscaldamento, acqua, comunicazioni. Questa terra è la mia terra, devo aiutarla e subito.
Chiamo Ministri e sottosegretari. Sono in Senato e chiamo il VicePrefetto proprio mentre la terra trema in Abruzzo, nell’aquilano. Trema forte per 4 volte in poche ore. Inizia una sequenza di ulteriori eventi catastrofici. Ciò che mi ha maggiormente angosciata è stata proprio la portata della sequenza: forti ed ulteriori scosse di terremoto tutte di magnitudo oltre 5 e tutte con epicentro tra L’Aquila ed Amatrice, l’Alta Valle dell’Aterno asserragliata nella neve di oltre due metri,le interruzioni di alcuni dei servizi essenziali e vitali per i cittadini e per l’economia.
A tali drammatici eventi si aggiunge nel pomeriggio di mercoledì la valanga sull’Hotel Rigopiano,con l’attesa straziante del recupero dei dispersi. Una situazione che non trova precedenti tra tutte le Regioni italiane. Innumerevoli ed atroci i drammi delle famiglie, con l’ultimo drammatico episodio della caduta dell’elicottero del 118 e le sue sei vittime di cui 5 nell’assolvimento dei loro compiti. Troppe le ferite inferte al mio Abruzzo, straordinariamente attrattivo e ricco di storia, ma evidentemente fragile. Ora è necessario, come è stato in occasione del terremoto del 2009 ,unire gli sforzi e profondere le energie di tutti per determinare nuovo slancio.Una stagione di risanamento e nuovo sviluppo, capace di assicurare all’Abruzzo, e soprattutto ai suoi giovani, un futuro di speranza e di ripresa. Occorre, dunque, un nuovo patto tra governo e opposizione che ci consenta di ottenere adeguati strumenti normativi e risorse straordinarie, ma anche di suscitare lo spirito necessario per la ricostruzione materiale ed etica della Regione.
L’accaduto è anche una dura lezione che ci giunge dalle leggi della natura e dai comportamenti degli uomini che hanno evidentemente violato i loro doveri. Noi abbiamo alle nostre spalle giornate di indicibile dolore e lutto. Sappiamo in cuor nostro che ci sarà ancora bisogno di tanta, tanta fatica e che il dolore non andrà via. Ma né l’una, la fatica, né l’altro, il dolore, possono prendere il sopravvento.Un’importante attenzione dello Stato c’è,ma  c’è anche bisogno di un salto di qualità fatto di pronta emergenza, rilancio degli strumenti, ricostruzione e rilancio economico della mia terra.
Si tratta, per esempio, di ragionare su una sorta di zona franca fiscale per recuperare gli investimenti, affrontare il risanamento del territorio a rischio di dissesto, fornire un piano per l’edilizia pubblica (in particolare e subito per le scuole) e bloccare la fuga delle famiglie con figli piccoli che vogliono andare via.Ora in Abruzzo c’è bisogno di molto Stato, di molto Governo e di molta coesione politica e sociale, nonché di persone che facciano presto e bene il proprio lavoro. Ricorderemo la nevicata dei giorni scorsi come una delle più importanti degli ultimi cento anni. In Abruzzo vivo da sempre e non ricordo una cosa così catastrofica.
La neve caduta in Abruzzo è pari a 20 milioni di tonnellate di neve, con novantasei ore ininterrotte di neve, pioggia, vento e bufere. E poi il terremoto e la valanga. Si è trattato di una catastrofe gigantesca. Mentre questo accadeva, l’Italia più bella era già in strada, tra la neve e ad alta quota. C’è stata una reazione complessa e piena di coraggio.C’è stato un esercito di volontari e di persone. A Rigopiano la morte è arrivata veloce, più veloce dei soccorritori, che hanno affrontato una bufera incredibile: Vigili del fuoco, Soccorso alpino, Forze dell’ordine.
Trovo inopportuni gli attacchi alla Protezione civile in questi momenti e in queste ore: delegittimarla è assurdo.Serve, semmai, operare per una Protezione civile con più forza ed energia.Tra la Protezione civile onnipotente del passato e quella della riforma 2012,dobbiamo trovare una giusta misura.In questi giorni non sono mancati i gesti di eroismoVi è un ragazzo, un soldato del nostro esercito, Mattia Popesso, che giovanissimo e coraggioso, ha camminato per due chilometri, in mezzo a una barriera di neve che era come cemento, portando in spalla la piccola Rachele di cinque anni e salvandola.
Questa è la nostra Italia, è l’Italia del sindaco di Crognaleto, vigile del fuoco,che come hanno fatto tanti amministratori,ha dimenticato di essere sindaco in giacca e cravatta,si è messo la sua divisa e ha contribuito a salvare due persone. E i ragazzi dello SPRAR che a Castel del Monte, stanno ancora spalando la neve. La tragica vicenda parla chiaro,bisogna attrezzare di più e meglio la montagna e, in particolare, la montagna sismica delle Regioni di questo martoriato Centro Italia. In una situazione tanto drammatica non ci può essere nessuno spazio per i protagonismi di scienziati in cerca di visibilità.
Gravi e inopportune le esternazioni del Presidente della Commissione grandi rischi. Egli è tenuto a fare gli approfondimenti scientifici, così come tutta la comunità scientifica; ma è giusto che esterni, così brutalmente,una notizia come quella di un terremoto di 6,5-7 gradi. È giusto buttare lì questa notizia a popolazioni già disperate e distrutte? È giusto dirci che la diga di Campotosto può rompersi e produrre una tragedia come quella del Vajont? E perché poi ritratta, corregge,smussa? Invece, forniamo aiuto,recuperiamo gli strumenti giusti,attrezziamo il territorio. E soprattutto non lasciamo soli i sindaci.
Serve recuperare anche al forte danno d’immagine che bloccherà, se non interveniamo, la presenza turistica del mio bellissimo Abruzzo e il valore dei nostri borghi così ferocemente colpiti. Ora serve intervenire sul cratere, aiutare gli allevatori e gli agricoltori, sostenere le imprese che stanno morendo. L’Abruzzo,il mio Abruzzo ha bisogno di un nuovo Decreto che sappia individuare strumenti per l’emergenza e la ricostruzione. E poi serve Casa Italia, serve per tutto il territorio sismico ma serve partire subito dall’Abruzzo e dai territori colpiti dal sisma,perché nessuno debba patire quanto stiamo patendo noi.  Conoscevo Roberto il direttore dell’Hotel di Rigopiano, ci sarei tornata a febbraio, conoscevo il cuoco ed il personale, li ricordo con dolore ed affetto, conoscevo la parte abruzzese dell’equipaggio del 118.
L’Abruzzo è terra di piccoli centri, dove tutti si conoscono e tutti si vogliono bene. Pur nella disperazione, nel dolore e nei contrasti, voglio continuare a credere che il nostro sia un grande Paese, un Paese forte che riuscirà a reagire anche questa volta e che i volti di quei quattro bambini estratti dalle nostre Forze dell’ordine, dal nostro Esercito, dai nostri volontari – Gianfilippo, Ludovica, Edoardo e Samuele – parlino chiaro e che dai quei quattro volti innocenti, si debba ripartire per ricostruire il mio Abruzzo così martoriato. Perche l’Abruzzo è la mia terra.

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