L’allarme degli industriali: così il Paese va a sbattere

Focus

La recessione tecnica aumentano il malcontento del ceto produttivo. Gli imprenditori ora chiedono investimenti e un netto cambio di passo

L’economia sempre più in difficoltà ha fatto insorgere l’intero mondo produttivo. E la domanda che ci si pone, alla luce dei pesanti dati di ieri sulla Pil sotto zero, è se davvero questo governo crede nell’industria. L’intero mondo manifatturiero aveva chiesto più investimenti e maggiore attenzione alla crescita: “È nell’interesse del Paese”, avvertiva il presidente degli industriali, Vincenzo Boccia, nei giorni in cui il duo gialloverde tirava dritto per mettere in piedi (cosa che poi ha fatto) una manovra senza investimenti.

La recessione tecnica è stata quindi la goccia che ha fatto esplodere il malcontento del ceto produttivo, nel segno di una discordia che va avanti ormai da mesi. Come non ricordare gli industriali veneti che già a luglio denunciavano l’aumento dei vincoli e dei costi dei contratti a termine, previsti nel decreto Di Maio: “Vi abbiamo votato ma ci sentiamo traditi”, urlavano allora. E poi le numerose manifestazioni di dicembre, soprattutto nelle piazze del Nord produttivo – sfociate poi nella manifestazione pro-Tav di Torino – che hanno di fatto sancito il divorzio tra governo e i rappresentanti del mondo dell’industria e dell’impresa.

Tuttavia Salvini e Di Maio non hanno voluto sentire ragioni e, pur di raccattare voti per le prossime europee, hanno seguito la strada dell’assistenzialismo, senza badare alla crescita. Non solo, con l’atteggiamento provocatorio e improduttivo nei confronti dell’Europa non hanno fatto altro che provocare una nuova crisi dello spread, facendo fuggire gli investitori internazionali e buttando giù la fiducia delle imprese.

Per questo risulta davvero paradossale l’atteggiamento dei due leader quando puntano il dito sulle politiche dei governi precedenti. Come risulta irresponsabile il commento del premier Conte, soprattutto nel momento in cui minimizza la gravità della recessione (“Il 2019 sarà un anno bellissimo”). Che poi fa il paio con il “Boom” annunciato da Di Maio.

Se a tutto ciò si aggiunge l’allarme di Confesercenti, Confedilizia e delle parti sociali ecco chiuso il cerchio del malcontento.

Cgil, Cisl e Uil il prossimo fine settimana torneranno in piazza a Roma a far sentire la propria voce, che oltretutto sarà più alta del previsto stando a quanto fanno sapere le tre confederazioni: ci si aspetta una grande partecipazione vista la decisione di spostare la manifestazione da Piazza del Popolo a Piazza San Giovanni.

E forse anche per questo il governo cerca la sponda di una parte degli imprenditori: ieri il premier Conte ha incontrato il presidente degli industriali di Milano, Carlo Bonomi, il quale, guardando al futuro, ha chiesto interventi importanti per evitare la recessione: sbloccare 400 opere pubbliche già finanziate per 27 miliardi di euro. E in questa priorità,  ha specificato Bonomi, “rientra a pieno titolo anche la Tav”. Una proposta che forse non sarà accolta con molto entusiasmo nel M5S.

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