L’allarme Istat e i puntini sulle “i”

Focus

A leggere i titoli sembra la peggior catastrofe degli ultimi 13 anni, ma in pochi hanno analizzato i dati nel dettaglio

Sono dati da analizzare con attenzione e non da lanciare come un sasso nello stagno. Sono allarmi che suonano in modo strano soprattutto se diffusi all’indomani delle dichiarazioni del ministro Castelli sulla sinergia tra governo e Istat. Eppure tutti, ma proprio tutti, dal Corriere della Sera a Repubblica fino al Sole 24 Ore e persino l’Istat, li hanno presentati così. Correndo il rischio di rappresentare una notizia molto seria comeuna tragedia.

I dati sulla povertà diffusi e “racontati” ieri come i più alti dal 2005 mostrano apparentemente un quadro preoccupante con oltre 5 milioni di persone in povertà assoluta nel 2017. A leggere i titoli la peggior catastrofe degli ultimi 13 anni.

Intanto è necessario spiegare cosa significhi il termine “povertà assoluta” in statistica.

La sua incidenza, spiega l’Istituto di statistica, è calcolata sulla base di una soglia corrispondente alla spesa mensile minima necessaria per acquisire un paniere di beni e servizi che, nel contesto italiano e per una famiglia con determinate caratteristiche, è considerato essenziale a uno standard di vita minimamente accettabile.

Sono classificate come assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore al valore della soglia (che si differenzia per dimensione e composizione per età della famiglia, per ripartizione geografica e per tipo di comune di residenza). Gli indicatori vengono inoltre forniti a livello di famiglie e caratteristiche della persona di riferimento all’interno della famiglia, e a livello di individui, classificati come poveri se appartenenti a famiglie povere.

Tornando ai numeri, in pochi si sono presi la briga di analizzarli più nel dettaglio, confrontando effettivamente quella che l’Istat definisce serie storica e sulla base della quale l’Istituto di statistica è arrivata a concludere che nel 2017 si è raggiunto il numero di persone in povertà assoluta più alto da 13 anni a questa parte.

In questo contesto di allarmismo e di propaganda quotidiani ci sono poche voci controcorrente che anziché sbandierare numeri come slogan, li analizzano. Questi numeri ce li spiega in modo impeccabile Luca Sofri: in un lungo articolo sul suo blog il direttore del Post ha messo a confronto i dati diffusi ieri dall’Istituto di statistica con quelli della serie storica, a partire dal 2005. Un confronto dal quale emergono dettagli rilevanti. Intanto perché si tratta di differenze percentuali molto ridotte e che sono necessariamente sensibili di un certo margine di errore e approssimazione. Queste piccole differenze calcolate negli anni con metodi diversi sono però state usate per “definire – scrive Sofri – macrofenomeni e tendenze”.

È interessante notare che mentre nel 2017 la percentuale di famiglie in povertà assoluta era del 6,9 (da 6,3 nel 2019), nel 2013 la percentuale era pari al 7,9% (6,8% nel 2012). “La ragione per cui oggi l’Istat dice che quella del 2017 (6,9%) è più alta – scrive il direttore del Post – è che nel 2014 l’Istat decise di cambiare i metodi di rilevazione, ritenendo di averne individuati di più accurati. Campioni diversi, registrazioni diverse dei dati, periodi diversi”. Una serie storica che però ha dei valori che in sostanza non possono essere comparati perché il risultato di modelli statistici differenti, anche se l’Istat ha allineato – non senza ovvie approssimazioni e margine di errore – questi dati rispetto a quelli precedenti al 2014.

Tutti dati, questi, che sono stati estrapolati da un campione di famiglie, un campione certamente ampio ma che non rappresenta nel suo insieme necessariamente la realtà del Paese. È da qui che sono stati estrapolati i “valori record” diffusi ieri, valori più precisi rispetto al passato, quando si usava il vecchio metodo di rilevazione – come ha evidenziato Sofri – e forse meno precisi rispetto al futuro.

Un altro dato interessante che emerge dal rapporto è che rispetto alla media la percentuale di povertà assoluta è molto alta tra le famiglie di stranieri residenti in Italia (29,2%). Le famiglie straniere in Italia rappresentano circa un quindicesimo delle famiglie italiane ma la percentuale delle famiglie straniere povere è salita negli anni passando dal 23,4% al 28,3% delle passate rilevazioni. Quindi se la povertà in Italia aumenta è perché ad aumentare sono le famiglie straniere povere. Un dettaglio non da poco per un governo che punta tutto sullo slogan “prima gli italiani”.

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