Landini segretario: “Il governo del cambiamento non sta cambiando nulla”

Focus

L’ex capo della Fiom, il sindacalista con la felpa, prende il posto di Susanna Camusso che non entrerà nella nuova segreteria.

E’ una Cgil nervosa quella che alla fine di una lunga e complessa trattativa è arrivata oggi ad eleggere Maurizio Landini nuovo segretario generale.

Landini, 57 anni, che prende il posto di Susanna Camusso, nel suo discorso è stato netto nel giudizio sul governo: “Chi si definisce governo del cambiamento non sta cambiando un bel niente. La manovra è miope e recessiva. Non si cambia un paese contro e senza il mondo del lavoro”, ha detto confermando la manifestazione unitaria del 9 febbraio.

Questo XVIII Congresso di Bari era iniziato con una platea divisa in due fra sostenitori dell’ex capo della Fiom e Vincenzo Colla, con Susanna Camusso strenua sponsor del primo. Ieri notte e ancora stamattina l’accordo raggiunto ieri mattina (Landini segretario, Colla vice con una serie di “compensazioni” a livello di segreteria e direttivo) ha traballato forte a causa dell’ipotesi molto concreta di un “rientro” della Camusso in segreteria, o addirittura come vicesegretaria (un inedito assoluto, nella storia della Cgil l’ex segretario lascia gli organismi dirigenti). I seguaci di Colla si sono impuntati: niente Camusso, “una cosa fuori dal mondo”. E dopo un ennesimo braccio di ferro l’hanno spuntata: d’altronde nessuno dei protagonisti vuole intestarsi la responsabilità di una rottura che indebolirebbe il sindacato di corso d’Italia in una situazione generale già non esattamente favorevole. Alla fine – ma quando scriviamo il voto su Landini è di là da venire – l’intesa regge sul segretario e sul suo vice, affiancato da una vicesegretaria che sarà Gianna Fracassi.  In direttivo, 60% a Landini, 40% a Colla. E Camusso non entra in segreteria.

Non è stato il solo aspetto di tensione della giornata. C’è stato anche il problema della presa di posizione sul Venezuela con un tweet piuttosto sbrigativo che ha costretto il gruppo dirigente a superarlo con una nota più complessa ma che nella sostanza non cambia molto il giudizio su quello che sta avvenendo a Caracas. E’ certo però che comunque le prossime ore vivranno sulla elezione di Maurizio Landini, il sindacalista con la felpa che anche sotto l’aspetto della comunicazione si discosta molto dalla tradizione cgiellina e che è riuscito nel “miracolo” di far prevalere un punto di vista critico e meno assimilabile al tradizionale riformismo addirittura portandolo al vertice del sindacato più grande d’Italia.

Diranno i fatti se il “landinismo” che abbiamo conosciuto in questi anni diverrà l'”ideologia” della nuova Cgil: ma malgrado il finale unitario del Congresso di Bari di fronte Landini avrà sempre il più moderato Colla a far da contraltare. Si apre dunque una fase nuova, con equilibri difficili da mantenere e soprattutto con l’obiettivo di ricostruzione delle ragioni del sindacato.

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