L’appello del “Comitato 5 marzo” per la rinascita dem

Focus

Una rete informale di iscritti sollecita il gruppo dirigente del Pd ad affrontare i temi veri abbandonando il sempre più disorientante conflitto pubblico

Il Comitato 5 marzo è una rete informale di iscritti – elettori e anche persone che si sono allontanate dal partito – che ha organizzato alcune assemblee su Roma in cui si è cercato di analizzare la sconfitta e, soprattutto, di ricercare insieme le ragioni di una ripartenza. La rete è composta attivamente da un centinaio di persone che quotidianamente con una chat su whatsapp si scambiano opinioni, su Facebook ha un gruppo di oltre 600 partecipanti e nelle varie assemblee sono intervenute circa 400 persone. La lettera che segue è frutto di una riflessione che sollecita il gruppo dirigente ad affrontare i temi veri abbandonando il sempre più disorientante conflitto pubblico.

Care e cari dirigenti nazionali del Pd,

siamo qui a chiedervi, in questi giorni convulsi e drammatici, un segnale che possa mutare il trend negativo del partito.

Il 4 marzo è alle nostre spalle, ma rischia di riproporsi nell’immediato futuro, forse con più gravi conseguenze se non riusciremo a ripartire come comunità democratica con una proposta politica chiara e soprattutto unitaria.

Non vi chiediamo di mettere da parte le vostre differenze, ma di far diventare il pluralismo un elemento di forza, piuttosto che fonte di divisione e di rissa continua, come stiamo tristemente assistendo soprattutto sui social tra fan club di questo o quell’altro leader.

Il Pd rischia l’estinzione e, noi, che siamo iscritte e iscritti al Pd, che operiamo nei territori, nei nostri ambiti lavorativi, nell’associazionismo, nel volontariato, nelle organizzazioni sindacali o datoriali, sentiamo viva la preoccupazione che dopo la sconfitta alle elezioni politiche sia forte la tentazione di proseguire con uno schema politico ed organizzativo che non ha prodotto i risultati sperati.

Ci appelliamo al vostro senso di responsabilità, nella certezza che in previsione dell’Assemblea nazionale sappiate individuare un percorso condiviso che tenga conto di una necessaria discontinuità con il passato.

L’evidente scollamento tra il Partito Democratico e una larga parte dell’elettorato dovrà essere recuperato attraverso una nuova visione che sia il frutto di protagonismo sociale e partecipazione effettiva: di elettori, iscritti, militanti, circoli, i soli capaci di suscitare identificazione ed empatia, una visione che rimetta al centro di una nostra auspicabile rinnovata offerta politica l’attenzione ai disagi ed alle disuguaglianze e ai diritti del lavoro da riaffermare e rimodulare a causa di assetti produttivi mutati dalle rivoluzioni tecnologiche, la cui assenza  ha dirottato tanta parte dei votanti verso scorciatoie populiste e demagogiche.

E in considerazione del fatto che Il livello della rappresentatività che sapremo proporre sarà la misura del nostro successo politico, ci appare ineludibile ed urgente un sostanziale cambio di passo.


Di seguito invece il documento preparato dal Comitato 5 marzo in vista dell’Assemblea nazionale

Il Comitato 5 marzo per la rinascita del PD è nato a Roma, per iniziativa di un gruppo di iscritti elettori e persone che da tempo si sono allontanate dal Partito, per reagire alla disfatta elettorale. La nostra pratica è semplice, richiama la necessità di insistere su un ampio ascolto da parte del Partito proprio nei confronti di quei segmenti di elettorato che non ci hanno più dato la loro fiducia, che hanno espresso dure critiche e/o che hanno preferito astenersi o votare altre formazioni politiche.

Sull’analisi del voto, ci sembra che sia maggioritaria la constatazione, che la proposta del PD sia stata vissuta come distante rispetto dalle inquietudini e dalle sofferenze di ampie parti della popolazione italiana.

Nei nostri incontri, organizzati sia in centro e sia in periferia, abbiamo ascoltato definizioni molto severe rispetto al Partito: indifferenti, aristocratici, arroganti, insensibili alle disuguaglianze e alle differenti povertà, incapaci di dialogare, assenti dai luoghi del conflitto e della solitudine.

Si è trattato di un duro, ma salutare, risveglio: nonostante l’azione di governo con cui si è cercato di portare fuori l’Italia dalla crisi economica, farle fare passi in avanti di civiltà, sollecitare nuove occasioni di lavoro e di riforma dell’intervento sociale, non ci siamo resi conto che avevamo completamente perso un rapporto di empatia. Il PD ha parlato giustamente di futuro, di fiducia nel Paese, di investimento nei confronti delle giovani generazioni, ma ha troppo spesso perso di vista il presente e le sue difficoltà.

All’Assemblea Nazionale tocca il compito di individuare un percorso per far rinascere il Partito, che deve essere condiviso. La pur piccola esperienza del Comitato 5 marzo, che ogni giorno si arricchisce del contributo di tante e tanti disponibili a cimentarsi in un’impresa di ricostruzione, difficile ma non impossibile, di un largo campo di centro sinistra, sollecita alcuni auspici che vogliamo consegnare al gruppo dirigente. Ci auguriamo che il nostro punto di vista sia assunto come un contributo sincero e trasversale, un ragionato appello ad abbandonare il conflitto interno permanente e a ripartire con un rinnovato entusiasmo.

La premessa deve essere una collettiva assunzione di responsabilità, che non significa cancellare punti di vista differenti, ma partire dalla consapevolezza che va ripensata completamente la nostra evocata, ma poco praticata, volontà di essere una comunità che è al servizio delle persone.

Una nuova proposta politica che guardi in faccia alla realtà. Le recenti elezioni ci hanno trasformato da partito a vocazione maggioritaria e di tradizione popolare, a una formazione politica di media entità e insediata nei territori dei garantiti, lontana dai luoghi del disagio e dell’abbandono che non siamo stati in grado di affrontare con strumenti adeguati.

Il risultato elettorale evidenzia come la proposta politica del Pd sia risultata minoritaria. Hanno vinto i due schieramenti, che in campagna elettorale hanno avanzato richieste lontane dal nostro programma. Oggi molte di quelle promesse sembrano sfumare in una spasmodica volontà di governare, tradendo gli elettori proprio su temi che hanno raccolto un grande consenso: dalla flat tax al reddito di cittadinanza. Il compito del Pd, è quello di smascherare il tentativo di far apparire indifferenti i punti che si vogliono realizzare in un’ipotesi di governo. Essere consapevoli di esser in questo momento forza di opposizione, significa proporre questioni su cui sfidare chi oggi si candida al governo e, mettere in campo i nostri valori e le nostre idee.

Alle variabili forme di riaggregazione del centro sinistra che fu, pensiamo sia da preferire un mare aperto di accoglienza che trasformi intanto il Pd, sapendo che parlare oggi di approdi finali, di soluzioni definitive è solo un esercizio consolatorio. Le sinistre, non solo in Europa, sono attraversate da una profonda crisi di idee e di consenso. E’ quindi evidente che dalla polverizzazione della sinistra italiana non si può ripartire, è necessaria una rinascita che promuova una nuova e articolata classe dirigente. Nessuno, dal Pd a LeU, può dirsi oggi incolpevole; le divisioni collettive e i rancori personali hanno prodotto una irreversibile desertificazione. Invece bisogna dare la possibilità a un ampio campo di energie, oggi perlopiù esterne a noi, affinché ci si possa cimentare in una nuova storia. Ma questo dipende molto da quanto riusciremo a fare spazio e pulizia, a operare passi indietro, a mettere in secondo piano legittime, ma, come dimostrato, insufficienti se non ingombranti, ambizioni di correnti e spifferi, collocate sia nella maggioranza, sia nella minoranza interna.

La ripartenza deve avviarsi subito, con un progetto politico ed organizzativo chiaro, consapevoli che il Pd del 5 marzo non può più essere quello del 3 marzo. Affrontare questo drammatico scollamento in cui ci troviamo non può risolversi con la convocazione di un frettoloso congresso per promuovere una nuova leadership, così come non è possibile navigare a vista succubi di indefiniti e fumosi tempi di attesa.

Proponiamo una road map di 6 mesi nei quali le imminenti scadenze elettorali siano il punto di partenza per assemblee aperte alla società civile coinvolgendo tutte le competenze, reti e persone che dovranno elaborare un nuovo programma partecipato e condiviso. Contemporaneamente il percorso dovrà prevedere una elaborazione sulla nuova struttura del Partito, adeguata al tempo presente, da far vivere in tutti i circoli d’Italia, secondo un calendario nazionale, in relazione con tutte le energie disponibili a lavorare per la rinascita del PD. Un processo che dal basso, da ogni paese, federazione, regione, contribuisca a una sintesi nazionale.

A quale partito guardiamo? I componenti dell’Assemblea Nazionale conoscono bene i difetti, le storture, le imbarazzanti pratiche che sempre più sono dilagate dentro il partito. O scegliamo di essere un Partito Nuovo al servizio delle persone, dove le sedi di formazione, condivisione e decisione siano utili ai territori e ai luoghi di interesse e tensione ideale, oppure il PD è destinato a rimanere un campo dove prevalgono comitati elettorali personali, padroni di tessere e filiere, ingordigia di incarichi. Come Comitato 5 marzo vogliamo, inoltre, impegnarci affinché la promozione di tutti i punti di vista, dei generi, delle differenti identità torni ad essere l’elemento costitutivo della comunità democratica. Nei luoghi della decisione, della rappresentanza, dell’elaborazione politica il Pd non può essere uni sessuale, perché la vera democrazia si fonda sull’uguale concorso delle idee delle donne e degli uomini.

I Circoli, nostro attuale presidio territoriale, se non vengono dotati di strumenti concreti per l’attività politica, non riescono a rispondere alla richiesta di partecipazione e di elaborazione politica. L’attuale sistema di regole democratiche e di struttura organizzativa non funziona, il Partito non è in grado di rispondere alla forte domanda di coinvolgimento di tutti i cittadini, che non può essere disgiunta dal momento decisionale. In questo senso è necessaria e urgente una completa revisione dello Statuto, che si è rivelato uno strumento confuso, manchevole di chiarezza e in molti casi incapace di preservare il Pd dalle degenerazioni politiche.

Vi chiediamo in parole povere umiltà e generosità, categorie che seppur attualmente difficilmente si sposano con la vita concreta di un partito, sono invece il fondamento concreto della buona politica. È necessario un segnale chiaro, che liberi il campo dai tatticismi di questi giorni, che seppur comprendiamo, riteniamo non essere influenti, se vogliamo che il centro sinistra abbia un futuro.

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