L’Aquila, 10 anni di dolore e passione

Focus

Lega e M5S hanno soppresso Casa Italia, non ascoltano la voce dei terremotati

Lo so già che piangerò, lo so già che quei nomi scanditi alle 3.32 nella Piazza Duomo mentre la campana suona a morto mi scuoteranno in un pianto dirotto. Lo so e so che non riuscirò a trattenermi. Non sarà solo pianto di dolore. Si può piangere anche per la vita che faticosamente abbiamo riconquistato? Sembra assurdo ma 10 anni fa, quando tutto accadde, pensai fosse finita. Pensai che la mia città, la nostra storia, fossero sepolti per sempre tra il fumo delle macerie. Quando penso a quei pochi secondi, a quel rumore, alla mia casa che oscillava al punto da immobilizzarmi lì su quel letto scomodo delle 3,32, mi scorre ancora un brivido di gelo. Quando ricordo il volto di mia figlia svegliata dall’urlo dell’orco, piccola, tenera che piangeva spaventata, sento il desiderio di abbracciarla ancora stretta stretta come feci allora.

E poi la fuga per le scale tra i calcinacci ed i vetri che cadevano. Fu allora,alle 3.32 che la mia vita cambiò. Cambiò la storia della mia città e dell’Italia. Quell’Italia che discuteva di Ruby e di Berlusconi. E che mutò repentinamente le prime pagine, a Ruby si sostituirono le macerie, morti, bare, dolore e poi, subito dopo, Berlusconi non più con Ruby ma con Bertolaso e la forza di un intervento massiccio di emergenza fortemente supportato mediaticamente. La mia prima drammatica intervista fu alle prime ore della mattina del 6 aprile, ero Presidente di Provincia, tra le macerie di Onna, assistevo al recupero di corpi di persone che amavo e dissi “Una tragedia annunciata”. Quei mesi di sciame sismico ignorato, la finta riunione della commissione grandi rischi che venne a rassicurarci, perché, disse Bertolaso, “E’ tutta una operazione mediatica, verranno gli scienziati a dire che è tutto tranquillo”.

Poi il G8 ed Obama, e le inaugurazioni delle case antisismiche nel giorno del compleanno di Berlusconi e poi quelli che, intercettati, si fregavano le mani alla sola idea di fare affari sul terremoto. “Mica fa tutti i giorni un terremoto!”. Purtroppo questi orrendi sciacalli sempre pronti quando c’è da guadagnare sporco. E poi quando ci dissero in una riunione per pochi, siete spacciati, la città si ridurrà a massimo 20mila abitanti e noi a gridare “No, L’Aquila non morirà, noi non lo permetteremo”. E poi quando prendemmo le manganellate perché volevamo solo che ci sospendessero le tasse, come facevamo a farle pagare? Gli aquilani non avevano più nulla, né casa, né lavoro, né futuro. E poi quando abbiamo occupato l’autostrada e fu aperta una inchiesta, sì perché sulla autostrada entrai con i sindaci, in prima fila il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente e con la bandiera nero verde: nero del lutto e verde della speranza. Ho sofferto per 10 anni con la mia gente, abbiamo combattuto e combattiamo la battaglia della ricostruzione, una battaglia difficile che avrà bisogno ancora purtroppo di tempo, energia, attenzione, solidarietà. Il governo pentaleghista si è mostrato assai freddo ed avaro e alcune importanti iniziative intraprese nel precedente governo si sono fermate. Ferma è la ricostruzione, i 10 milioni per non mandare in dissesto il Comune dell’Aquila ancora non arrivano, il personale della ricostruzione va organizzato e stabilizzato e le imprese vanno salvate dalla ingiusta richiesta di restituzione delle tasse sospese 10 anni fa.

Loro vivono di rendita, delle buone idee messe in campo da noi: i fondi per ricostruire i centri storici, la nascita del Gssi, la sede del Maxxi, il programma per ripopolare i centri storici con attività economiche e sociali. E poi quelle anime belle, ormai perdute, è mai possibile che non meritino una parola vera dello Stato? Ho presentato con Graziano Del Rio ed i deputati Pd una proposta di legge con misure per le famiglie delle vittime del terremoto dell’Aquila e di Amatrice. Perché lo Stato, come ha fatto per Rigopiano, riconosca che quelle sono vittime innocenti e che le loro famiglie vanno seguite ed abbracciate. 10 anni sono trascorsi, ma i volti di Benedetta e Susanna, Antonella ed Alessandra, Berardino e di tutte le 309 vittime sono lì a ricordarci che a volte la terra è matrigna, ma che lo Stato non può mai girare le spalle. Ad uccidere non è il terremoto, ma le case, le scuole, le chiese insicure che si trasformano in bare. Lega e M5S hanno invece soppresso Casa Italia, non ascoltano la voce dei terremotati. In questo anno, ben 5 decreti si sono occupati di terremoti ma non ne sono venuti a capo e le promesse fatte in campagna elettorale sono tutte dimenticate. Sono stati 10 anni di dolore, di amore, di passione. Ogni risultato finalmente visibile ha alle spalle tutto questo. E non è poco.

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