Lascia Cantone, segno dei tempi

Focus

Il clima politico gialloverde non gli ha dato quel support9 politico e morale che è indispensabile

L’intenzione di lasciare la “sua” Anac l’aveva manifestata da tempo. Fedele al profilo di civil servant di prim’ordine, Raffaele Cantone non ha mai voluto sollevare polemiche pur lasciando inevitabilmente trasparire la sua amarezza per la mancata valorizzazione del suo lavoro. Anche nella lettera di dimissioni scrive che “un ciclo  si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo”. Un modo elegante per dire che l’attuale clima politico non aiuta un’opera come la sua che necessita di costante supporto pratico e morale.

Evidentemente, questo supporto morale il capo dell’Anac non l’ha avvertito. E certo non perché non fosse attento.

Cantone, con stile, getta la spugna. L’Italia gialloverde è distratta da tutt’altre faccende, per dir così, piuttosto che impegnarsi a difendere il rispetto della legge dall’arbitrio, dalla prepotenza, dal malaffare. A un uomo così non resta che dedicare la sua intelligenza al lavoro in magistratura.

Speriamo che l’Anac non abbia troppo a risentire della perdita di Raffaele Cantone. Ma è inutile girarci intorno: non è un bel giorno per chi spera nella crescente moralizzazione del Paese.

 

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