Ad agosto 40mila posti di lavoro in meno. Il grande bluff del decreto disoccupazione

Focus

Invece di concentrarsi su nomi altisonanti, spendibili per la propaganda grillina, il ministro farebbe meglio a concentrarsi sui provvedimenti

Il decreto fortemente voluto da Luigi Di Maio si è rivelato un boomerang in faccia ai lavoratori. Il vicepremier aveva scelto un nome altisonante – decreto dignità – ma alla prova dei fatti è un provvedimento disastroso. Nulla che l’opposizione, con il Pd in testa, non avesse previsto battezzandolo sin da subito decreto disoccupazione.

Così è, i dati di agosto 2018 e le prime indiscrezioni che trapelano per i dati di settembre, fanno capire che produrrà ulteriori disoccupati. Ad agosto si è registrato un calo, rispetto allo stesso periodo del 2017, sia dei nuovi contratti a tempo determinato, sia delle assunzioni a termine, sia degli assunti con un contratto di somministrazione (oltre 40 mila posti di lavoro persi). E se le indiscrezioni saranno confermate settembre non sarà migliore.

Sul fronte delle trasformazioni da contratti a tempo determinato a contratti a tempo indeterminato si conferma il trend positivo visto nei mesi passati, e quindi non ascrivibile ai benefici del decreto. E’ già evidente che l’obiettivo di una trasformazione di massa dei contratti non ci sarà. I paletti messi in campo dal governo hanno fatto si che le imprese lasciassero a casa i lavoratori, e non che il loro contratto fosse trasformato in indeterminato.

Il cosiddetto decreto dignità, anche se decreto disoccupazione è un titolo più adatto al provvedimento, sta avendo conseguenze disastrose nel mondo del lavoro. In questi anni l’occupazione, se pur lentamente e con difficoltà, aveva iniziato a dare segnali incoraggianti. Segnali cancellati con un decreto, tanto è bastato per vanificare anni di sforzi per recuperare i posti di lavoro persi nel corso della crisi.

Ecco, invece di concentrarsi su nomi altisonanti, spendibili per la propaganda grillina, il ministro farebbe meglio a concentrarsi sui provvedimenti e non giocare sulla pelle degli italiani.

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