Il decreto Di Maio ammazza il lavoro

Focus
Lavoro

A dirlo è la relazione tecnica del governo che accompagna il provvedimento: in 10 anni scompariranno 80mila posti

Alla fine saremo disoccupati per decreto. E’ questo quello che si legge nella relazione tecnica che accompagna il decreto dignità. Secondo la stima ci sarà una diminuzione dell’occupazione di 8mila unità l’anno fino al 2028. Dunque per i prossimi 10 anni, 80mila posti di lavoro andranno in fumo.

Il motivo? Il mix di soluzioni messe in campo dal ministro del lavoro, Luigi Di Maio. Al momento, infatti, sono circa 2 milioni i contratti a termine attivati ogni anno. Di questi circa 80 mila superano i 24 mesi, cioè il limite imposto dalle nuove regole. Secondo la stima del governo il 10 per cento, dunque 8 mila posti di lavoro, andranno persi ogni anno. Fino al 2028.

Gli effetti saranno appena smussati solo quest’anno. La stima parla solo 3.300 rapporti persi (visto che siamo già a metà anno). Ma dall’anno prossimo il regime sarà costante.

Perché il decreto dignità prevede un calo degli occupati?

Ma perché quello che è stato presentato come il fiore all’occhiedllo del governo gialloverde ha già mostrato i suoi limiti? Il primo problema è che tra le novità del decreto dignità c’è l’introduzione di regole più restrittive per i rinnovi dei contratti a tempo determinato. La durata massima del rapporto di lavoro regolato con contratto a termine, infatti, non potrà essere superiore ai 24 mesi (rinnovi compresi), mentre ora il limite è di 36 mesi. Inoltre è stato ridotto anche il limite dei rinnovi possibili nell’arco dei 24 mesi, si passa da 5 a 4.

Il secondo problema che avrà un effetto negativo sul numero di occupati è quella che reintroduce le causali, cioè l’obbligo da parte dell’azienda di motivare la sua decisione di rinnovare il contratto a termine piuttosto che far firmare al dipendente un contratto a tempo determinato, con il rischio che la proroga venga contestata per insufficienza di motivazioni.

Insomma tutte le buone intenzioni del governo per contrastare il precariato rischiano di schiantarsi di fronte ad un approccio poco realistico al problema. Senza considerare che il decreto dignità, se le stime fatte dallo stesso governo sono corrette, potrebbe invertire la rotta positiva finora intrapresa dai precedenti governi. Solo ad aprile l’Istat aveva registrato un record storico degli occupati: 23 milioni e 200mila unità. Un livello che non si toccava dall’aprile 2008, prima dell’inizio della crisi. Il decreto dignita, come ricorda il segretario del PD Martina, doveva essere “la Waterloo del precariato”. Peccato, però, che “il problema del lavoro non si risolve distruggendolo”.

Vuoi ricevere Democratica sulla tua email?

Iscriviti alla nostra Newsletter!

Ricevi le notizie di Democratica una volta al giorno direttamente nella tua email.

Vedi anche

Altri articoli