Lavoro, ci sono 62mila occupati in più. A trainare sono i giovani

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Con i dati di marzo si raggiunge un livello record dall’ottobre 2008, quindi nel periodo pre-crisi. Bene anche il Pil

A marzo il tasso di inattività, sostanzialmente la quota di persone che non hanno un lavoro né lo cercano, scende al 34,3%, segnando il minimo dall’inizio delle serie storiche del 1977. Il loro numero si riduce di oltre 100 mila unità in solo mese. Lo rileva l’Istat, che intanto registra per il tasso di occupazione, salito di 0,2 punti su febbraio, al 58,3%, il livello più alto da ottobre del 2008.

Il numero degli occupati si attesta così a 23 milioni 134 mila, il massimo da luglio sempre del 2008.

Tutti i dati

La crescita congiunturale dell’occupazione ha interessato tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. L’aumento maggiore si stima per i giovani 25-34enni (+0,9 punti percentuali). La crescita è dovuta interamente alla componente maschile mentre per le donne, dopo l’aumento dei mesi precedenti, si è registrato un calo. Nell’ultimo mese è stata stimata una ripresa degli indipendenti, che hanno recuperato in parte la diminuzione osservata nei primi due mesi dell’anno e, in misura più lieve, dei dipendenti a termine, mentre sono risultati sostanzialmente stabili i permanenti.

Dopo il calo di febbraio, la stima delle persone in cerca di occupazione a marzo ha registrato, secondo l’Istat, un aumento dello 0,7% (+19 mila). La crescita della disoccupazione si è concentrata tra le donne e i 35-49enni. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile all’11,0% mentre quello giovanile è sceso al 31,7% (-0,9 punti percentuali). A marzo la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni è diminuita dello 0,8% (-104 mila). Il calo ha riguardato entrambi i generi e tutte le classi di età ad eccezione dei 15-24enni. Il tasso di inattività è sceso al 34,3% (-0,3 punti percentuali rispetto a febbraio).

Nell’arco del primo trimestre 2018, l’Istat ha stimato una crescita degli occupati dello 0,1% rispetto al trimestre precedente (+21 mila). L’aumento ha interessato gli uomini e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. Sono cresciuti i dipendenti a termine (+66 mila), mentre sono diminuiti lievemente i permanenti (-8 mila) e in misura più consistente gli indipendenti (-37 mila). Alla crescita degli occupati nel trimestre si è accompagnato un lieve aumento dei disoccupati (+0,1%) e un calo degli inattivi (-0,3%, -34 mila).

I dati sul Pil

Sono stati diffusi dall’Istat anche i dati sul prodotto interno lordo italiano che è cresciuto dello 0,3% nel primo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti e dell’1,4% in termini tendenziali (era +1,6% nel IV trim. 2017). La variazione acquisita per il 2018 è pari a +0,8%.

L’incremento congiunturale del Pil, spiega l’Istituto di statistica, è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dei settori dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e dei servizi, mentre il valore aggiunto dell’industria ha segnato una variazione pressoché nulla. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta.

“All’inizio del 2018 l’economia italiana è cresciuta a un ritmo congiunturale dello 0,3% – commenta l’Istat – segnando un risultato analogo a quello del trimestre immediatamente precedente e confermando il rallentamento rispetto alla dinamica più marcata registrata nella prima parte del 2017. La lieve decelerazione emersa nel periodo più recente determina un contenuto ridimensionamento del tasso di crescita tendenziale che scende all’1,4%”.

“Con il risultato del primo trimestre – sottolinea l’Istituto – la durata dell’attuale fase di espansione dell’economia italiana si estende a 15 trimestri; il livello del Pil risulta ancora inferiore dello 0,9% rispetto al precedente picco del secondo trimestre del 2011 ma superiore del 4,4% rispetto all’inizio della fase di recupero”.

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