Al lavoro per correggere gli errori del decreto Di Maio

Focus

L’incontro tra i rappresentanti del Pd e le organizzazioni sindacali in vista di una opposizione costruttiva e coerente

Questa mattina nella sede del Partito Democratico, assieme al segretario Maurizio Martina e a Teresa Bellanova, abbiamo incontrato i sindacati confederali CGIL, CISL e UIL per avviare un confronto e una discussione sui temi più importanti per il mondo del lavoro.

Obbligatorio partire dal decreto Di Maio: le parti sociali sono state ascoltate poco e male dal governo e stanno denunciando in questi giorni tutte le anomalie e gli errori di un testo scritto con la fretta della propaganda anziché con il rigore del legislatore.

In Parlamento cercheremo di modificarlo anche sulla base di questa discussione: è necessario intervenire sui costi e sul contenzioso perché questo decreto non rischi un effetto boomerang proprio per quei lavoratori che si volevano tutelare. Ci viene chiesto di escludere la somministrazione dagli effetti del decreto (e abbiamo già presentato gli emendamenti), poiché più costosa per le aziende e con innovative forme di tutela e formazione per il lavoratore.

Per quanto riguarda i voucher, si è evidenziato come il loro allargamento possa essere pericoloso, specie in agricoltura dove il governo vorrebbe anche abbattere la nostra legge contro il caporalato. Il PD è favorevole a una semplificazione dello strumento per le prestazioni occasionali da noi introdotto dopo la frettolosa abolizione dei voucher, ma non a una modifica che faccia il gioco dei caporali. La nostra battaglia principale sarà comunque quella per favorire davvero il lavoro stabile, con il taglio del cuneo fiscale di 4 punti in 4 anni per i contratti a tempo indeterminato, unica vera misura per combattere la precarietà.

Nell’incontro abbiamo affrontato anche il tema del salario minimo legale. Dopo l’estensione del REI e l’assegno universale per le famiglie con figli, il salario minimo è la terza forte proposta del Partito Democratico in questa legislatura. Su questo, i sindacati sono da sempre molto critici perché preoccupati degli effetti sulla contrattazione collettiva, e oggi ci hanno ripetuto i loro dubbi. Noi non vogliamo in alcun modo danneggiare la contrattazione, anzi: per questo abbiamo consegnato loro il testo della nostra proposta, con la volontà di parlarne ancora insieme in futuro. Dobbiamo assolutamente dedicarci a quei lavoratori che oggi in Italia non hanno dei minimi retributivi di riferimento e che hanno bisogno di una tutela più forte.

Abbiamo discusso di numerosi altri argomenti sui quali sarà importante avere un metodo di confronto stabile nei prossimi mesi, verso la legge di bilancio. In particolare, per la sicurezza sul lavoro, per la parità salariale fra uomo e donna, per la rappresentatività delle organizzazioni sindacali (sia dei datori che dei lavoratori) vorremmo costruire delle proposte e dei percorsi condivisi. Così come sullo sfruttamento dei migranti economici e dei lavoratori italiani in agricoltura: contro il caporalato non si possono fare passi indietro. Anzi, dobbiamo mettere in discussione i meccanismi della Bossi-Fini.

Insomma, tanti argomenti sul tavolo con i quali sfidare la maggioranza gialloverde. Di fronte a un governo che chiama le parti sociali solo dopo aver scritto disastri, c’è un Partito Democratico che ascolta e che entra nel merito delle questioni.

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