L’Avvocatura dello Stato difende il Jobs Act: referendum su art. 18 è “manipolativo”

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Il governo, attraverso l’Avvocatura dello Stato, dichiara alla Corte Costituzionale le ragioni per cui ritiene inammissibili i quesiti referendari sul Jobs Act

Il quesito referendario per abrogare le modifiche all’art. 18 ha carattere surrettiziamente propositivo e manipolativo e per questo si palesa inammissibile.

Lo sostiene l’Avvocatura dello Stato che ha depositato oggi le tre memorie per conto della Presidenza del Consiglio, in vista dell’attesa decisione della Corte Costituzionale – prevista per l’11 gennaio – sull’ammissibilità dei tre referendum presentati dalla Cgil.

Il governo, attraverso l’Avvocatura dello Stato, dichiara così alla Corte Costituzionale le ragioni per cui ritiene inammissibili i quesiti referendari sul Jobs Act. Un atto voluto e deciso nel Consiglio dei ministri del 29 dicembre scorso, ma soprattutto un passaggio dovuto, visto il ruolo che ricopre l’esecutivo.

Non si tratta infatti di difendere politicamente la riforma o l’operato del governo precedente. Qui entra in gioco una legge dello Stato, il Jobs Act appunto, che è stato certamente promosso dall’esecutivo, ma anche votato dal Parlamento.

È un intervento fisiologico, dunque. Perché l’Avvocatura dello Stato, è bene ricordarlo, è tenuta a difendere la legittimità degli atti del Parlamento e quindi a prendere una posizione quando un altro potere, quello della Corte, si pronuncia sul potere legislativo. Accade sempre. Bisognerà poi vedere se e quanto le motivazioni tecnico-giuridiche incideranno sulla decisione finale della Consulta, ma l’aver depositato una memoria rimane tuttavia un atto opportuno.

Sul piano del merito, la memoria dell’Avvocatura prende in considerazione quanto già venuto fuori in questi giorni dalle anticipazioni di stampa. E cioè che il quesito sull’Art. 18, per la sua formulazione, potrebbe apparire come un quesito “propositivo”, perché punta a estendere più di prima la platea di chi beneficerebbe della tutela contro i licenziamenti.

Nell’articolo 18 l’ambito di applicazione della tutela reale viene stabilito differenziando a seconda che il datore di lavoro occupi più di 15 o più di 5 dipendenti: la disposizione contiene due regole speciali, la prima vale per le organizzazioni diverse dalle imprese agricole, la seconda solo per le imprese agricole. Invece “l’intento dei promotori del referendum – rileva l’Avvocatura – è quello di produrre una norma (la tutela reale per tutti i datori di lavoro con più di 5 dipendenti) che chiaramente estrae il limite dei 5 dipendenti, previsto per le sole imprese agricole, per applicarlo a tutti i datori di lavoro, a prescindere dal tipo di attività svolta”. Ma “secondo costante giurisprudenza costituzionale in tema di referendum abrogativo, non sono ammesse tecniche di ritaglio dei quesiti che utilizzino il testo di una legge come serbatoio di parole cui attingere per costruire nuove disposizioni

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